Un’Alleanza per la Pace: Il Messaggio dell’Arcivescovo Delpini per la fine del Ramadan
- 4 giorni fa
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Maddalena Celano (Assadakah News)
In un momento storico profondamente ferito da violenze e tensioni internazionali, la guida spirituale della Diocesi di Milano, l'Arcivescovo Mario Delpini, ha scelto di tendere una mano alla comunità islamica locale. In occasione della conclusione del mese sacro del Ramadan, Delpini ha inviato un messaggio che va ben oltre la semplice cortesia istituzionale, proponendo la costruzione di una vera e propria "alleanza per la pace".
Una preghiera condivisa contro la rassegnazione
Il fulcro della riflessione dell’Arcivescovo risiede nella singolare coincidenza temporale che ha visto i fedeli cristiani impegnati nella Quaresima e quelli musulmani nel digiuno del Ramadan. Per Delpini, questa contemporaneità non è un caso, ma un "dono da non sprecare": un’opportunità per vivere intensamente un impegno comune nella preghiera e nel sacrificio.
L'invito è quello di reagire a quella che l'Arcivescovo definisce una "sorta di impotente e cinica rassegnazione". Davanti ai conflitti che insanguinano il presente, il rischio è che l’animo umano si abitui alla violenza; la preghiera diventa quindi lo strumento per mantenere viva la sensibilità e la speranza.
Superare le strumentalizzazioni teologiche
Con estrema lucidità, il messaggio non ignora le ombre del passato e del presente. Delpini osserva amaramente come, nel corso della storia, numerosi conflitti siano stati sostenuti persino da motivazioni teologiche. Proprio per questo, il dialogo interreligioso oggi assume un valore politico e sociale fondamentale.
L’obiettivo dichiarato nel testo inviato alle comunità islamiche della Diocesi è quello di invertire questa tendenza: non più la religione come pretesto di divisione, ma come terreno fertile per la cooperazione.
L’appello di Milano si pone come un segnale forte per l’intero Paese. In un’epoca segnata da una "impotente rassegnazione", l’alleanza proposta da Mario Delpini suggerisce che la pace non è solo un’assenza di guerra, ma un progetto attivo che richiede il coinvolgimento di tutte le fedi e le culture, chiamate a riconoscersi unite nel desiderio di un’umanità più fraterna.





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