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Usa-Iran, i colloqui sul nucleare: positivi per Washington ma delusi dalle posizioni di Teheran

  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Agenzia Nova


 

Si sono conclusi i colloqui sul nucleare tra Iran e Stati Uniti tenuti a Ginevra. Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Al-Busaidi, mediatore dell’incontro ha parlato di “risultati significativi”, dando appuntamento a un nuovo round di colloqui “tecnici” a Vienna, la prossima settimana. In precedenza, però una fonte a conoscenza del dossier aveva detto al giornalista di “Axios” Barak Ravid che i consiglieri del presidente Usa, Donald TrumpSteve Witkoff e Jared Kushner, erano rimasti “delusi” dalle posizioni assunte dai negoziatori iraniani: Teheran, segnalano i primi resoconti dei colloqui, ha sottolineato che non intende rinunciare all’uso di energia nucleare “pacifica”. Del resto pure fonti iraniane segnalano alla testata “Al-Arabi Al-Jadid” che il ritorno di Washington a a richieste estreme mira a sabotare i negoziati e che il comportamento della Casa Bianca indica “mancanza di serietà nelle trattative”.

Continua tuttavia la pressione per un possibile attacco militare. Diversamente dalle volte precedenti (prima a Mascate e poi a Ginevra) “Axios” riporta che i colloqui di oggi si sono svolti sia in maniera diretta che indiretta. In base a quanto riportato dai media internazionali, citando fonti a conoscenza delle trattative, Washington ha presentato delle precise richieste: cessazione permanente dell’arricchimento di uranio, smantellamento dei tre principali siti nucleari e trasferimento delle riserve di uranio all’estero. Richieste respinte dall’Iran: un funzionario iraniano ha riferito all’emittente “Al Jazeera” che la delegazione a Ginevra ha negato l’opzione di uno spostamento delle proprie scorte di uranio arricchito all’estero, e ha escluso la possibilità di smantellare i propri siti nucleari, in particolare i tre più importanti (Fordow, Natanz e Isfahan), sottolineando che l’arricchimento dell’uranio “è un diritto sovrano”. Teheran ha però presentato una proposta che contempla la possibilità “di una sospensione temporanea dell’arricchimento, per un periodo limitato” e una riduzione a gradi inferiori del livello delle attuali riserve, sotto la supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) in un contesto di “piena trasparenza”. Il piano proposto dall’Iran non include riferimenti ai sistemi missilistici e ai programmi di difesa del Paese.

La delegazione statunitense ha inoltre escluso la possibilità di clausole di scadenza in un eventuale accordo, chiedendo che le restrizioni siano permanenti, a differenza di quanto previsto dal Piano d’azione congiunto globale del 2015, abbandonato dagli Stati Uniti durante il primo mandato del presidente Donald Trump. Washington insiste su un principio di arricchimento zero da parte dell’Iran, pur lasciando aperta – secondo le fonti – la possibilità che Teheran mantenga il reattore di ricerca della capitale per scopi medici, con livelli molto bassi di arricchimento. Sul piano economico, l’offerta statunitense prevedrebbe solo un alleggerimento minimo e iniziale delle sanzioni, con eventuali ulteriori benefici subordinati a una verifica prolungata del rispetto degli impegni da parte iraniana.

Secondo il quotidiano britannico “Financial Times”, che cita una fonte anonima a conoscenza del dossier, Teheran avrebbe proposto anche incentivi finanziari, tra cui la possibilità di investire nelle sue vaste riserve di petrolio e gas, come parte degli sforzi per convincere Washington a raggiungere un accordo sul suo programma nucleare ed evitare la guerra. Secondo la fonte tali proposte di investimento erano “specificamente rivolte a Trump” e includeva un “significativo ritorno economico” in petrolio e gas, diritti minerari, minerali vitali e altro. Una seconda fonte ha riferito al giornale che si erano svolte discussioni in merito alla concessione di investimenti Usa nei settori del petrolio e del gas, ma che queste non erano state formalmente presentate a Washington.

La delegazione iraniana è stata guidata dal ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, mentre quella statunitense dall’inviato Usa Steve Witkoff, e da Jared Kushner, consigliere e genero del presidente Trump. I negoziati “si sono svolti in modo molto serio ed estremamente intenso fin dal mattino”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Esmaeil Baghaei, ai giornalisti riuniti a Ginevra, durante la pausa dei colloqui. “Abbiamo condotto circa tre ore di discussioni alla presenza del ministro degli Esteri dell’Oman e del direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea, Rafael Grossi)”, ha spiegato Baghaei, riferendosi alla prima parte dei colloqui, avvenuta stamattina. “Per quanto riguarda il nucleare e la rimozione delle sanzioni sono state presentate proposte importanti e operative”, ha ribadito il portavoce della diplomazia. Durante la pausa entrambe le delegazioni si sono confrontate internamente e con le rispettive capitali.

Parallelamente si intensificano le manovre nella regione. Secondo quanto riferito all’emittente “Fox News” da funzionari statunitensi, il quartier generale della quinta flotta della Marina militare degli Stati Uniti in Bahrein è stato ridotto al personale “essenziale per la missione”, con meno di 100 unità rimaste, in vista di potenziali attacchi contro l’Iran. A livello interno, l’amministrazione Trump affronta pressioni interne per evitare un’intesa percepita come troppo permissiva e mentre resta sullo sfondo la minaccia di un’opzione militare in caso di fallimento del negoziato.

 

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