top of page

Armenia - Mosca non è più un partner strategico

31 ago
Tempo di lettura: 4 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - Nel programma di governo 2026-2031 il governo di Yerevan parla di "partnership" con la Russia. Dopo il settembre 2022 difficile parlare di partenariato strategico con il Cremlino.

Il nuovo programma di governo dell'Armenia per il periodo 2026-2031 introduce un cambiamento significativo nel modo in cui Yerevan definisce i rapporti con Mosca.

Nel documento, infatti, non si parla più della Russia come di un partner strategico. Il governo armeno parla invece della volontà di "trasformare e approfondire" le relazioni di partenariato con la Federazione Russa, mantenendo il dialogo e la cooperazione in diversi settori.

La differenza terminologica non è rimasta senza spiegazione. Il 27 agosto il primo ministro Nikol Pashinyan ha affrontato direttamente la questione durante un incontro con i giornalisti.

Il premier ha collegato il cambiamento agli eventi del settembre 2022 e alla mancata attivazione, secondo la valutazione armena, degli impegni di sicurezza da parte della Russia e dell'Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (CSTO).

La posizione di Yerevan rappresenta un ulteriore passo nel progressivo raffreddamento del rapporto politico con Mosca, ma non equivale alla rottura delle relazioni. Lo stesso programma governativo prevede infatti di continuare il dialogo con la Russia e sviluppare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in diversi settori.

Ed è proprio questo il punto più interessante: mentre il linguaggio politico si allontana da quello dell'alleanza strategica, i rapporti economici non vengono cancellati.

Ad agosto il ministro dell'Economia armeno Gevorg Papoyan ha incontrato la sua omologa russa dell'Agricoltura Oksana Lut. I colloqui hanno riguardato anche le restrizioni russe sull'ingresso di alcuni prodotti armeni e le condizioni necessarie per ripristinarne le esportazioni.

La Russia sostiene che le restrizioni siano legate soprattutto al rispetto delle norme veterinarie e fitosanitarie dell'EAEU. Mosca chiede, tra le altre cose, maggiori controlli sui pesticidi, tracciabilità delle forniture e garanzie sull'origine delle materie prime utilizzate dai produttori armeni.

L'elemento politico, tuttavia, resta evidente. Il governo armeno sta contemporaneamente rafforzando i rapporti con l'Unione europea, gli Stati Uniti e altri partner e mantenendo la cooperazione economica con la Russia.

Il nuovo programma 2026-2031 parla infatti di approfondimento del partenariato strategico con gli Stati Uniti e con la Francia, mentre definisce con la Russia una relazione di partenariato da "trasformare e approfondire".

La Repubblica caucasica sembra quindi muoversi verso una politica estera più diversificata: non una rottura immediata con Mosca, ma una ridefinizione dei rapporti e una progressiva riduzione della dipendenza da un unico polo.

È un cambiamento che, per un Paese storicamente inserito nell'orbita politico-militare ed economica russa, ha un peso tutt'altro che simbolico. Mosca tuttavia, avverte Yerevan: «Dovrete scegliere». Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che

le regole dell'UE e dell'Unione economica eurasiatica non sono compatibili. L'Armenia dunque potrebbe trovarsi davanti a un bivio economico e politico.

Il possibile avvicinamento dell'Armenia all'Unione europea sta aprendo un nuovo fronte di confronto con Mosca.

Secondo Peskov, dopo la presentazione della domanda europea l'Armenia dovrebbe avviare un ampio processo di adeguamento della propria legislazione agli standard dell'Unione europea, in settori come commercio, dogane e norme fitosanitarie. Il problema, secondo il Cremlino, è che tali regole non coincidono con quelle applicate nell'EAEU.

Da qui la conclusione di Mosca: a un certo punto Yerevan dovrà effettuare una scelta.

Il Cremlino ha inoltre ricordato che, nel corso dell'ultimo vertice dell'Unione economica eurasiatica, i leader dei Paesi membri hanno sollecitato l'Armenia a tenere un referendum sulla questione.

La posizione russa si scontra con quella di Pashinyan, che ritiene prematuro sottoporre la questione agli elettori prima di aver verificato concretamente la possibilità di avviare il percorso di adesione europea.

Il premier armeno ha indicato come sequenza logica la presentazione della candidatura, la valutazione della sua concretezza e successivamente il referendum. L'obiettivo dichiarato da Yerevan è inoltre quello di ottenere la liberalizzazione dei visti con l'UE entro il 2029.

La questione è resa ancora più delicata dal peso che la Russia conserva nell'economia armena. Nel 2026 Mosca ha introdotto restrizioni sull'importazione di diverse categorie di prodotti armeni, compresi prodotti agricoli. Le autorità russe sostengono che le misure siano legate a violazioni degli standard sanitari e fitosanitari e hanno indicato le condizioni per una ripresa delle forniture.

L'Unione europea, dal canto suo, ha già iniziato a sostenere l'apertura di nuovi sbocchi commerciali per i prodotti armeni. Un documento dell'UE relativo alle misure temporanee di liberalizzazione commerciale rileva che nel maggio e giugno 2026 la Russia aveva introdotto o ampliato restrizioni su diversi prodotti armeni, fra cui brandy, vino, acqua minerale e prodotti agricoli, oltre a ostacoli al transito di alcune merci.

Il quadro che emerge è quindi quello di un'Armenia che sta cercando di ampliare i propri margini di manovra. Yerevan non ha ancora formalizzato una domanda di adesione all'UE, né ha annunciato una rottura immediata con l'EAEU. Ma la prospettiva europea rende sempre più difficile mantenere indefinitamente una posizione di equilibrio tra i due sistemi.

Per Mosca la questione è soprattutto normativa ed economica; per Yerevan è anche una questione di sovranità e sicurezza. Ed è proprio qui che il confronto rischia di diventare molto più profondo di una semplice disputa commerciale.

Commenti


bottom of page