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Armenia - Pashinyan accelera verso l’Europa

  • 1 giorno fa
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - L’Armenia compie un altro passo nella sua progressiva ridefinizione geopolitica. Il primo ministro Nikol Pashinyan ha annunciato che Yerevan avvierà il processo formale per presentare la domanda di adesione all’Unione europea. Non si tratta ancora della richiesta ufficiale di ingresso nell’UE, ma dell’avvio dell’iter necessario a presentarla: una distinzione procedurale importante, perché l’eventuale adesione resta un percorso lungo, subordinato alla risposta europea e al rispetto dei criteri richiesti dall’Unione.

L’annuncio è arrivato il 24 agosto davanti all’Assemblea nazionale, durante la presentazione del programma del nuovo governo per il quinquennio 2026-2031. Il Parlamento lo ha approvato con 63 voti favorevoli e 24 contrari. Il programma assume come riferimento la dottrina della «Real Armenia» e la visione di quella che Pashinyan definisce la «Quarta Repubblica», con l'obiettivo dichiarato di consolidare la pace con l’Azerbaijan, sviluppare nuove connessioni regionali, approfondire le relazioni con l’UE e proseguire le riforme istituzionali ed economiche.

Pashinyan ha chiarito che la strada verso l’UE non dovrebbe essere confusa con un'immediata adesione. Prima, ha spiegato, l’Armenia dovrà presentare la richiesta ufficiale, ricevere una risposta da Bruxelles e disporre di una road map credibile sul possibile percorso di ingresso. Solo a quel punto, secondo il premier, avrebbe senso sottoporre la questione a referendum nazionale.

Il passaggio è particolarmente significativo perché l’Armenia è ancora membro dell’Unione economica eurasiatica (EAEU) guidata dalla Russia. Proprio il 29 maggio scorso i leader di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan avevano espresso il loro sostegno a un referendum che permettesse agli armeni di scegliere tra l’avvicinamento all’UE e la permanenza nell’EAEU. Pashinyan ha definito quella posizione un gesto amichevole, pur ribadendo che Yerevan deve costruire alternative strategiche e non dipendere da un unico centro di potere.

La svolta europea non nasce dal nulla. Nel marzo 2025 il Parlamento armeno aveva già approvato la legge sull’avvio del processo di adesione all’UE. Nel maggio 2026, inoltre, si è tenuto a Yerevan il primo vertice UE-Armenia, nel quale Bruxelles ha riconosciuto le aspirazioni europee del popolo armeno e ha ribadito il sostegno alla sovranità, alla resilienza e alle riforme del Paese. L’UE e l’Armenia hanno già una relazione strutturata attraverso il Comprehensive and Enhanced Partnership Agreement (CEPA), in vigore dal 2021. Parallelamente è in corso il percorso verso la liberalizzazione dei visti: Pashinyan ha indicato il 2029 come obiettivo per arrivare alla liberalizzazione dei visti per i cittadini armeni.

Ma il programma presentato da Pashinyan va ben oltre la politica estera.

Il premier ha annunciato che nei prossimi mesi verrà pubblicato il testo della nuova Costituzione e ha affermato esplicitamente che essa non dovrebbe contenere un riferimento alla Dichiarazione di indipendenza del 1990.

La motivazione fornita da Pashinyan è politica: secondo il premier, quel riferimento sarebbe legato alla logica del movimento del Karabakh e dunque a una stagione politica che il suo governo considera conclusa. La nuova Armenia, nella sua visione, dovrebbe invece fondarsi sul principio della Real Armenia, cioè uno Stato concentrato sul proprio territorio internazionalmente riconosciuto, sulla sicurezza dei suoi cittadini e sulla costruzione di rapporti pacifici con i Paesi vicini.

È una scelta destinata a provocare un forte dibattito interno, perché la Dichiarazione di indipendenza del 1990 rappresenta uno dei documenti fondativi della Repubblica armena moderna. La questione è inoltre strettamente collegata ai rapporti con l’Azerbaijan: Baku sostiene da tempo che il riferimento contenuto nella Costituzione armena alla Dichiarazione del 1990 rappresenti una pretesa territoriale nei confronti dell’Azerbaijan.

Altro punto centrale del programma è il progetto TRIPP – Trump Route for International Peace and Prosperity, inserito nel più ampio progetto armeno «Crossroads of Peace».

Pashinyan lo considera una delle principali opportunità per superare l’isolamento infrastrutturale dell’Armenia. Il progetto dovrebbe svilupparsi sul territorio armeno nel rispetto, secondo Yerevan, della sovranità, dell’integrità territoriale e della giurisdizione dell’Armenia.

Il premier ha sottolineato che TRIPP non comporterà una presenza militare o armata straniera sul territorio armeno. Il progetto dovrebbe comprendere infrastrutture ferroviarie, strade, condotte, cavi e linee di trasmissione elettrica. La componente ferroviaria dovrebbe interessare il tratto meridionale dell’Armenia, collegando l’area di Nrnadzor-Agarak con il Nakhchivan e, attraverso le connessioni regionali, con altre direttrici verso Russia e Asia centrale.

Il progetto assume quindi un valore che va ben oltre una semplice ferrovia: se realizzato, potrebbe trasformare l’Armenia da Paese relativamente isolato in snodo dei collegamenti tra Caucaso meridionale, Iran, Turchia, Russia, Asia centrale e mercati europei.

Ed è proprio qui che emerge uno dei passaggi più delicati del discorso di Pashinyan.

La rete ferroviaria armena è di proprietà dello Stato armeno, ma la sua gestione è affidata alla società russa Russian Railways attraverso una concessione. Secondo il premier, l'attuale situazione rischia di scoraggiare investitori e operatori internazionali a causa delle sanzioni occidentali contro la Russia e del rischio di esposizione alle restrizioni.

Pashinyan ha quindi rivolto a Mosca la richiesta di trasferire i diritti di concessione della ferrovia a un Paese terzo accettabile sia per l’Armenia sia per la Russia.

Non è una dichiarazione di rottura formale con Mosca, ma è certamente un segnale della volontà armena di ridurre i vincoli che possono ostacolare l'integrazione del Paese nelle reti internazionali dei trasporti.

Nel suo intervento Pashinyan ha affrontato anche una delle questioni più dolorose nei rapporti con l’Azerbaijan: gli armeni ancora detenuti a Baku come prigionieri politici.

Il premier ha assicurato che la loro liberazione e il loro ritorno in Armenia resteranno nell’agenda del governo fino alla soluzione della questione. Ha collegato il problema dei prigionieri, quello delle persone scomparse, la delimitazione della frontiera e la riapertura delle comunicazioni al più ampio processo di normalizzazione con Baku.

È un punto importante perché il nuovo corso politico di Yerevan non significa, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, abbandonare la questione dei detenuti armeni: Pashinyan continua a indicarla come una delle questioni da risolvere nell'ambito della normalizzazione.

Ma il passaggio destinato a suscitare il maggior dibattito, anche nella diaspora armena, riguarda il Genocidio. Pashinyan ha ribadito che il riconoscimento internazionale del Genocidio del 1915 non sarà una priorità dell’agenda di politica estera dell’Armenia. Il premier sostiene che la questione sia stata utilizzata da attori internazionali come strumento di pressione e di competizione geopolitica e che l’Armenia non debba permettere che la memoria dei propri morti venga trasformata in un'arma politica.

Non significa, nelle parole dello stesso Pashinyan, negare il Genocidio. Già nel 2025 il premier aveva precisato che per l’Armenia e per gli armeni il Genocidio è una realtà storica indiscutibile, distinguendo però questa posizione dalla scelta di fare del suo riconoscimento internazionale una priorità della politica estera.

È tuttavia una trasformazione profonda rispetto alla politica tradizionale armena, che per decenni aveva considerato il riconoscimento internazionale del Genocidio una delle principali questioni diplomatiche del Paese.

Il programma 2026-2031 disegna dunque un'Armenia profondamente diversa da quella costruita dopo l'indipendenza dall'Unione Sovietica.

Pashinyan punta contemporaneamente a rafforzare il rapporto con l’Unione europea, ridurre la dipendenza strategica dalla Russia, normalizzare i rapporti con Azerbaijan e Turchia, aprire le vie di comunicazione regionali, modificare la Costituzione e ridefinire il rapporto dello Stato con la propria memoria storica.

Il governo dunque parla di pace, sovranità e sicurezza attraverso la diversificazione delle alleanze. E, dopo decenni trascorsi all’interno dell'orbita politica, economica e militare russa, quella di Pashinyan non sarebbe una semplice scelta commerciale o diplomatica. Sarebbe uno dei più importanti cambiamenti geopolitici della storia della Repubblica armena indipendente.

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