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Speciale Rimini (1/3) - La speranza da ricostruire nella Terra dei Cedri

  • 1 ora fa
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Roberto Roggero/Talal Khrais - Un incontro-dibattito di primo livello, oggi 26 agosto, al Meeting Internazionale di Rimini, edizione 2026, (dove Assadakah e la agenzia stampa NNA di Beirut sono state accolte come ospiti di riguardo) che ha avuto come tema il Libano: “La speranza da ricostruire nella Terra dei Cedri”, al quale hanno partecipato ospiti d’eccezione, come il ministro degli Esteri Antonio Tajani; mons. Cèsar Essayan, vicario apostolico a Beirut; e S.E. Carla Jazzar, ambasciatrice del Libano in Italia, con il coordinamento di Bernhard Scholz, presidente del Meeting di Rimini, il quale ha aperto il dibattito presentando la speciale mostra sul Libano e sull’esperienza che il Paese dei Cedri ha offerto e offre al mondo: la esemplare convivenza fra diverse religioni, culture, etnie, da sempre vissute in reciproca armonia, rispetto, tolleranza e sviluppo comune.

Una reciprocità che ha saputo creare un sistema politico basato su una Costituzione unica nel suo genere. Un sistema che purtroppo in tempi recenti è andata incontro a eventi drammatici, ma certamente per cause non provenienti dall’interno del Paese, ma per motivi esterni. In Libano, la fiamma che anima differenze che uniscono e non dividono, si può accostare per similitudine all’Unione Europea, secondo il detto “fare di diversità virtù”. In questo scenario, l’Italia occupa un posto di indubbio rilievo, per gli storici rapporti che ha sempre avuto con il Libano, non solo per la cooperazione della Missione Unifil, ma a livello interculturale, soprattutto in un momento difficile come quello che stiamo vivendo.

A proposito di questo, la parola è passata al ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “Il primo e più prioritario impegno rimane la pace, e per questo l’Italia ha sempre fortemente voluto e sostenuto il negoziato fra Libano e Israele, e soprattutto che tale confronto si svolgesse a Roma. Ne ho parlato più volte con il presidente Joseph Aoun, dal quale ho ricevuto totale appoggio, e anche con le autorità israeliane, con le quali, dopo alcune difficoltà abbiamo trovato una intesa. Sarà altrettanto importante la fase successiva, in programma per il primo giorni di settembre, per fare in modo che trovare una soluzione al conflitto in Libano per raggiungere la pace, possa aprire la giusta strada anche per raggiungere la pace nell’intero Medio Oriente.

Altrettanto importante è la cooperazione e lo sviluppo, per l’assistenza alla popolazione, specialmente nel Sud Libano, al confine con Israele, dove si trova una numerosa comunità cristiana e dove l’Italia ha anche qui un ruolo importante, e che è un elemento fondamentale per il raggiungimento di una condizione di pace nella Regione. Di certo essere cristiani in un’area come il Sud Libano, fra incursioni israeliane e risposte di Hezbollah, non è assolutamente facile. L’Italia ha infatti condannato tutte le azioni, da una parte e dall’altra, che possano compromettere l’esempio di convivenza di diverse culture e religioni di cui il Libano è un esempio unico.

Altra priorità è il pieno recupero, riconoscimento e rispetto della piena sovranità territoriale del Libano. Per questo sosteniamo la piena autorità del presidente Aoun, nonché la operatività delle forze armate nazionali libanesi con una profonda opera di cooperazione soprattutto a livello tecnico, perché possano essere in grado di mantenere la sicurezza dell’area anche e soprattutto dopo il termine della Missione Unifil prevista per la fine dell’anno. Dovranno essere le forze armate regolari a garantire le condizioni di pace, e questo implica il fatto che non potrà essere Hezbollah.

Questo comprende anche il fatto che le comunità cristiane in Libano possano avere la garanzia di sicurezza, perché la presenza cristiana stessa è da intendere come garanzia di pace, dialogo e convivenza, e non solo in Libano, ma anche in Siria, e in tutti i Paesi del Medio Oriente. Voglio inoltre evidenziare le felicitazioni al Libano, che ha colto un importante traguardo nello sviluppo del diritto e delle libertà, con la ufficiale abolizione della pena di morte, altro passo fondamentale verso la pace.

In questo contesto, voglio sottolineare che non si tratta di fare una scelta di campo, cioè stare dalla parte di Israele o stare dalla parte del Libano, perché l’Italia condanna le azioni offensive di Israele come condanna quelle di Hezbollah. Chi sbaglia va condannato e sena riserve. Per questo chiediamo anche e soprattutto l’impegno anche da parte dell’Europa, che dovrebbe essere più determinata nell’essere strumento di pace e garante di mediazione.

Con la Francia abbiamo concordato l’impegno per essere presenti in Libano anche dopo la fine della Missione Unifil, per non lasciare un vuoto improvviso che sarebbe eccessivamente difficile da colmare e potrebbe offrire il fianco a ulteriori escalation pericolose, soprattutto per la popolazione. Con l’augurio che questa iniziativa possa attirare altre nazioni europee, per dare vita a una missione internazionale a garanzia della pace”.

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