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Speciale Rimini (2/3) - La speranza da ricostruire nella Terra dei Cedri

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Roberto Roggero/Talal Khrais - All’incontro-dibattito sul Libano, ospite di particolare riguardo S.E. Carla Jazzar, ambasciatrice del Libano in Italia, il cui intervento è stato introdotto dal presidente del Meeting, Bernhard Scholz, che ha sottolineato come gli elementi della convivenza di diverse culture, religioni ed etnie presenti in Libano sia di non facile comprensione per l’Occidente, ma che evidenzia come il Paese dei Cedri non sia certamente “isolato”, ma inserito in un contesto che dovrebbe essere di esempio per tutto il mondo.

All’ambasciatrice Carla Jazzar è stato chiesto che cosa si aspetta il Libano dalla comunità internazionale, dall’Europa e dai Paesi confinanti del Medio Oriente: “Voglio essere onesta e trasparente: il Libano non può chiedere all’Italia più di quanto stia già facendo. L’Italia ha manifestato una non comune generosità nei confronti del mio Paese, è stata uno dei primi Paesi a inviare le proprie forze per garantire le condizioni di pace, già dal 1978, ed è rimasta a mantenere l’impegno preso fino a oggi. Per altro una presenza effettivamente tangibile, con alta professionalità ed esperienza, e un non comune attaccamento per la popolazione, e un contributo fondamentale per lo sviluppo delle forze armate libanesi a livello tecnico e operativo. Nell’imminenza del termine della missione Unifil, l’Italia ha ribadito il proprio impegno, insieme alla Francia, per una continuità che possa garantire le condizioni perché il Libano possa rinascere con la necessaria sicurezza per mantenere la pace. Per quanto riguarda la comunità internazionale, è evidente che il Libano necessita di un solido sostegno dal punto di vista diplomatico, che di credito alla voce dell’Italia perché possa riflettere la voce del Libano e possa rafforzare la nostra voce in sede internazionale. Mi auguro che la comunità internazionale appoggi completamente la priorità di raggiungere prima di tutto un cessate-il-fuoco e il ritiro dell’esercito israeliano, lasciando al Libano la sua naturale libertà nazionale nella propria sovranità.

Come seconda richiesta, direi che è necessaria una maggiore assistenza all’esercito libanese, da parte della comunità internazionale nel suo insieme, per operare sia nel Sud che nel Nord e su tutte le linee di frontiera. Assistenza e cooperazione a livello di formazione, di dotazioni ed equipaggiamento.

Da non trascurare è la fase successiva alla fine della guerra, ovvero la necessità di assistenza economica per la ricostruzione del Paese. L’assistenza non deve essere solo militare, ma per risollevare un Paese da una guerra è necessaria la cooperazione economica. Il Libano oggi è un Paese in maggior parte distrutto a causa dei bombardamenti israeliani, per questo servono aiuti e garanzia che eventi come quello che stiamo attraversando non si ripetano in futuro, perché la sicurezza del Libano non è importante solo per il Paese stesso, ma anche per gli equilibri di tutto il Medio Oriente, per il teatro del Mediterraneo e anche per l’Europa”.

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