top of page

Speciale Rimini (3/3) - La speranza da ricostruire nella Terra dei Cedri

  • 51 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Roberto Roggero/Talal Khrais - Dopo l’intervento dell’ambasciatrice libanese Carla Jazzar, per altro in un italiano eccellente, il presidente del Meeting di Rimini, Bernhard Scholz, ha introdotto l’intervento del vicario apostolico a Beirut, mons. Cèsar Essayan, chiedendo quali sono i bisogno reali della popolazione nel presente stato di conclamata emergenza: “Quali siano pe priorità della popolazione libanese mi sembra oltremodo evidente: dai bisogni più immediati ed elementari, come cibo, materiale sanitario, ma è anche fondamentale provvedere alla ricostruzione delle abitazioni distrutte, e alla ricostruzione delle istituzioni che si devono occupare direttamente della gente, a contatto diretto, e questo riguarda ad esempio il provvedere al mantenimento delle famiglie con il lavoro, e relative infrastrutture, per permettere ai libanesi di riacquistare la propria dignità e di vivere con le loro forze. In questo stanno facendo molto le ONG, che danno un sostegno pratico alla gente del Libano, con un grande e profondo impegno.

Esiste però un problema di fondo che bisogna risolvere una volta per tutte: da oltre 50 anni, i libanesi vengono funestati da conflitti, e ogni volta hanno la forza di riprendersi, ma questo è un processo che bisogna interrompere, perché non è possibile ogni volta affrontare una guerra, attraversarla, superarla e poi nuovamente riprendersi fino alla prossima volta. Questo non è più possibile. Vale non solo per i libanesi, ma per tutte le popolazioni che da troppi anni attraversano guerre…I giovani soprattutto non possono contare sulla possibilità di un futuro dignitoso e in pace, con il rischio che esplodano nuovi conflitti. Bisogna avere spirito critico, realismo. Non si può andare avanti a costruire qualcosa, e puntualmente vederla distrutta, perché lo spirito dell’uomo subisce continui colpi che ne riducono la forza. E invece tale forza va alimentata, non ridotta.

Questa è la vera emergenza: ricostruire il tessuto umano della società libanese, la forza dello spirito, per ottenere condizioni di serenità, e non la sopportazione con il rischio di vedere nuove guerre. La stabilità, la serenità per il futuro e per le generazioni a venire. Raggiungere la consapevolezza di ciò che ha detto Papa Leone nel suo intervento: ricordarci che tutti siamo fratelli, che non devono esistere nemici, perché se si considera questo, rimane il pericolo che scoppino ancora guerre. Se invece si raggiunge la consapevolezza che il mio vicino non è un nemico, allora si può realizzare concretamente un futuro vivibile”.

Commenti


bottom of page