Caso Ceuta - Una valutazione a livello locale, europeo e globale
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Roberto Roggero* - L’emergenza umanitaria, nelle sue diverse forme, non era ancora un fenomeno a tal punto sfruttato dalla politica internazionale.
Le reazioni sono state ovviamente diverse, a seconda degli schieramenti e degli obiettivi, ma di fatto, le immagini e gli articoli in circolazione da quando si è diffusa la notizia da Ceuta, sono comunque manifestazione di un non ancora sufficiente sostegno e cooperazione, specificatamente ad esempio, per quanto riguarda i rapporti commerciali, soprattutto a livello energetico. Un elemento importante, di visione più d’insieme, può essere la mancanza stessa di una visione circoscritta, in rapporto a una altrettanto globale. E i relativi rapporti di bilanciamento.
C’è ad esempio, la parte che sostiene gli accordi dell’ormai avviato Piano Mattei, anche e in particolare a livello più circoscritto, come programma per frenare l’emigrazione di massa, o comunque il traffico clandestino.

Come dichiara il non certo sconosciuto giornalista Talal Khrais, che di rapporti fra Europa e Paesi Arabi ha vasta esperienza diretta: “Gli investimenti dei Paesi internazionali e delle grandi compagnie, devono essere uno strumento da impiegare a livello di Paesi arabi dell’area mediterranea in chiave occupazionale, per la creazione di lavoro, specialmente per i giovani che altrimenti si avventurano comunque sia perfino a nuoto, pur di uscire da situazioni che oltrepassano ogni immaginazione. Non solo, ma è irrinunciabile occasione coesione e integrazione economica e sociale. Occorrono maggiori investimenti, per incentivare i giovani a restare nel proprio Paese, ed evitare che le conseguenze compromettano gli equilibri a breve, media e lunga distanza. È possibile riequilibrare i rapporti, specialmente rispetto ai Paesi del Golfo, con i quali i rapporti sono di diversa natura, dal momento che a loro si compra petrolio e gas, un settore che non comporta la creazione di nuova occupazione locale, dal momento che in gran parte si esporta. I Paesi del Nord Africa hanno diverse ed estese risorse, petrolio, gas, fosfati, terre rare, materie prime, e molto altro, occasione di investimento, che naturalmente deve soddisfare le parti, e deve coinvolgere la grande fascia di giovani.
Cooperazione, impegno e soprattutto stabilità politica interna e internazionale in quelle situazioni che possono mettere a rischio i rapporti politici, se politicamente vengono sfruttati, o si tenta di farlo.
Paesi arabi e “confini” europei (visto che di fatto Ceuta è in Europa) devono essere quindi tutelati, e soprattutto vanno contestualizzati. Non presi di mira, o come passaggio per criticare i reciproci schieramenti e governi europei, e non solo. Non a caso, uno degli impegni di Assadakah, associazione internazionale di Amicizia Italo-Araba è, dalla ultratrentennale nascita, la creazione di ponti (che non crollino alla prima scossa) fra popoli arabi, che siano del Nord Africa o del resto del Medio Oriente e dell’intera Africa, nonché la denuncia di ogni discriminazione e strumentalizzazione di immagini e informazioni provenienti da una Ceuta che pareva sotto assedio, con una organizzata e pianificata disinformazione, scattata immediatamente…”.
La realtà certo è più complessa. Il mosaico geopolitico dell’area impone una attenta analisi degli elementi che lo compongono, fra cui la sicurezza, base necessaria per una pacifica e vantaggiosa comune cooperazione.

Di certo, rimangono le immagini, e non sono costruite, come i corpi annegati o feriti, o che tentano di oltrepassare a nuoto il molo di El Tarajal, o scavalcare le doppie barriere alte sei metri che avvolgono Ceuta, hanno dato impressione di un'improvvisa ed eccezionale emergenza. Nella realtà lo è, i fortunati che non sono morti possono ne sono prova. Non dipende dal colore o dalla ideologia politica di un governo o di un altro, da un Paese o da un altro. Ognuno ha le proprie responsabilità. I precedenti d’altra parte non mancano.
“Senza andare nei meandri dei retaggi del colonialismo - dichiara ancora l’amico e collega Talal Khrais - proviamo a vedere il problema dal punto di vista speculare: rimane comunque anacronistico che in Nord Africa esista ancora un insediamento come il sistema Ceuta-Melilla, almeno dal punto di vista che di fatto offre una immagine di occupazione. Un insediamento marocchino, in terra marocchina, retaggio del colonialismo. Ora la questione deve essere affrontata, come si dice in gergo giornalistico, stando sul pezzo. Non strumentalizzando norme amministrative di epoche ormai inesistenti.
Questione fondamentale è la grande crescita a espansione demografica dei Paesi del Nord Africa, e le sorprendenti specializzazioni della fascia giovane delle popolazioni. Le famiglie hanno diversi figli. Oggi ci sono numerosi giovani specializzati in attività imprenditoriali, che è necessario sostenere per creare occupazione locale, che in non pochi casi superano le capacità dei Paesi d’origine. Bisogna uscire dagli slogan, entrare nel vivo e guardare i fatti: il Piano Mattei è una di queste occasioni, nonostante le critiche. Si deve guardare oltre la disputa politica e diplomatica se bisogna incentivare investimenti, cooperazione, partnership e integrazione fra Sud Europa e Nord Africa. Uno sviluppo comune fra le due sponde del Mediterraneo.
L’Algeria è un esempio. La cooperazione economico-industriale sta dando buoni frutti, con sedi specializzate per assemblaggi di alto livello, che mancano in Marocco, e il Piano Mattei è comunque una occasione da non perdere per rilanciare l’occupazione regionale, in un settore non dipendente dal petrolio e dal gas del Golfo. Gli investimenti per il petrolio con i Paesi del Golfo non prevedono rendita sostanziale perché sono impostati in questo modo. Ora che nel Golfo è crisi conclamata, l’Europa si rivolge al Nord Africa. Ma non farlo con la repressione, bensì con la cooperazione. I Paesi del Nord Africa hanno le più varie risorse naturali da condividere, non da sfruttare. Prelevare le risorse senza sostenere lo sviluppo locale con investimenti e risorse è lo sbaglio fondamentale, quello che sta facendo l’Europa”.
Le leggi spagnole prevedono la applicazione di determinate procedure. La Corte Suprema è intervenuta con paletti giuridici molto severi con i respingimenti immediati sulla linea di confine, e controlli di particolare rigidezza per chi riesce a mettere piede in territorio spagnolo. La crisi a Ceuta, insomma, non è mai stata una “semplice” questione migratoria, ma terminale visibile di una partita geopolitica molto più grande, se non che a rimetterci, molte volte la vita, sono persone.
(*Direttore responsabile Assadakah News)




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