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Egitto: dal Canale Suez alla piattaforma economica che colleghi la Cina all’Europa, all’Africa

  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

🔺*Mahmoud Ramadan


In un mondo che cambia rapidamente, la crescita economica non è più soltanto una questione di numeri e indicatori. È diventata uno dei principali elementi della forza strategica degli Stati e uno strumento essenziale per tutelare gli interessi nazionali e rafforzare la capacità di incidere sul sistema internazionale.

Da questa prospettiva, l’Egitto si trova di fronte a un’opportunità storica per ridefinire il proprio ruolo economico. Il Cairo non dispone soltanto di una posizione geografica eccezionale, ma può contare sulla combinazione di elementi strategici quali ii il Canale di Suez, un vasto mercato interno, risorse umane, porti, infrastrutture di trasporto e accesso ai mercati dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Europa.

Ma il possesso del Canale di Suez, da solo, non è sufficiente.

Il vero valore strategico emerge quando il Canale cessa di essere semplicemente una rotta attraversata dal commercio mondiale e diventa parte di un sistema economico integrato, capace di riunire porti, servizi logistici, industria, energia, tecnologia ed esportazioni.

È in questo quadro che emerge la Zona economica del Canale di Suez, uno degli strumenti più importanti attraverso cui l’Egitto punta a realizzare questa trasformazione, soprattutto alla luce della crescita degli investimenti industriali stranieri in settori come il tessile, l’elettronica, i pneumatici, l’energia solare e le industrie legate ai comparti dei trasporti e dell’energia.

Negli ultimi anni, nuove iniziative cinesi hanno iniziato a inserirsi in queste aree, segnalando un’evoluzione nella cooperazione: non più soltanto commercio, ma anche produzione e manifattura.

In questo contesto, il partenariato tra Egitto e Cina assume un’importanza particolare.

La Cina rappresenta una straordinaria potenza industriale, tecnologica e finanziaria, mentre l’Egitto può offrire una posizione strategica vicina ai mercati europei, africani e arabi, oltre a infrastrutture, porti, zone industriali e reti commerciali.

Ed è proprio qui che si trova una delle maggiori opportunità per l’Egitto: fare in modo che gli stabilimenti sostenuti da capitali e competenze provenienti dall’Asia diventino parte di una base produttiva egiziana orientata verso i mercati regionali e internazionali, e non semplicemente progetti destinati a soddisfare la domanda interna.

Il Cairo, tuttavia, non intende legare la propria apertura economica a una sola direttrice.

L’Europa rappresenta infatti un partner strategico di pari importanza, non soltanto per la vicinanza geografica, ma anche per il volume degli scambi, degli investimenti e per l’integrazione delle catene produttive.

Le relazioni tra Egitto e Unione europea sono state elevate al livello di partenariato strategico e globale, accompagnate da un pacchetto europeo di sostegno finanziario e agli investimenti del valore di 7,4 miliardi di euro, nel periodo 2024-2027. Inoltre, nel 2024 l’Unione europea è stata il principale partner commerciale dell’Egitto nel commercio di beni.

L’Egitto può quindi costruire una formula molto più articolata della semplice scelta tra Oriente e Occidente: capitali, tecnologie e competenze industriali provenienti da partner diversi; mercati europei, africani e arabi; posizione geografica, porti, infrastrutture e risorse umane messi a disposizione dall’Egitto.

Non si tratta soltanto di una formula economica. Può diventare una vera strategia nazionale di lungo periodo.

Ogni nuovo stabilimento, infatti, non dovrebbe essere considerato semplicemente come un investimento estero, ma come un potenziale anello di una filiera produttiva egiziana: capace di creare occupazione, trasferire competenze, aumentare la componente locale, sostenere le esportazioni e collegare le imprese egiziane alle catene globali del valore.

Ed è proprio qui che si trova la vera sfida.

Il successo dell’Egitto non sarà misurato soltanto dal numero di investimenti che entreranno nel Paese, ma dalla capacità di trasformare questi capitali in valore aggiunto locale, aumento delle esportazioni, sviluppo delle competenze, trasferimento tecnologico, maggiore profondità industriale e diversificazione delle fonti di valuta estera.

La competizione globale per attrarre investimenti, infatti, non riguarda più soltanto chi dispone di capitali. Riguarda chi possiede una combinazione efficace di posizione geografica, mercati, energia, forza lavoro, infrastrutture e capacità di collegare tra loro le catene produttive.

E l’Egitto dispone, in un unico spazio geografico, di una combinazione rara di questi elementi.

Per questo, la vera scommessa egiziana non riguarda esclusivamente la Cina, né esclusivamente l’Europa. Riguarda soprattutto la capacità dell’Egitto di gestire questo equilibrio e trasformarlo in una forza economica nazionale.

Se il Cairo riuscirà a combinare gli investimenti asiatici, i partenariati europei, i mercati africani, arabi e la posizione strategica del Canale di Suez, potrà passare dall’essere semplicemente un Paese situato lungo le principali rotte del commercio mondiale a diventare un Paese capace di produrre una parte di quel commercio.

A quel punto, il Canale di Suez non sarà più soltanto una rotta che attraversa l’Egitto.

Sarà l’Egitto stesso a poter diventare una piattaforma di produzione, esportazione e logistica capace di collegare Oriente e Occidente, Asia ed Europa, Africa e resto del mondo.

*Rappresentante dell’Associazione italo-araba di amicizia in Libano

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