Festival di Cartagine, 60 anni e non sentirli: in scena anche Rondò Veneziano
- 12 lug
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Dal 16 luglio al 19 agosto il teatro romano di Cartagine ospita la sessantesima edizione del Festival Internazionale. Venti serate, un budget di un milione di euro, un cartellone che è già una dichiarazione di politica culturale
di Emanuela Felle

Cartagine è una scelta. Fare cultura in un teatro romano del II secolo, su un sito che ha attraversato fenici, romani, vandali e arabi prima di diventare patrimonio UNESCO, significa già prendere posizione sulla continuità, sulla memoria, sull'identità di un paese che si racconta attraverso ciò a cui è sopravvissuto. Lo conferma il Festival Internazionale di Cartagine, in programma dal 16 luglio al 19 agosto.
Festival di Cartagine, il programma
Venti serate, diciannove concerti e uno spettacolo teatrale, selezionati tra 77 progetti artistici candidati. Il budget è di circa 3,5 milioni di dinari tunisini, poco più di un milione di euro. Sul palco si alterneranno artisti da Benin, Libano, Egitto, Gran Bretagna, Spagna, Italia, e poi compagnie da Cina, Giappone, Libia, Malta. L'11 agosto, con "Folklore dal mondo", questi ultimi condivideranno lo stesso spazio scenico in un percorso dedicato a musiche popolari, danze tradizionali, costumi e rituali.
Tra le presenze internazionali più attese, il 20 luglio salgono sul palco i The Jacksons – i fratelli del re del pop – per celebrare il trentunesimo anniversario della visita di Michael in Tunisia, evento che ha lasciato tracce sufficienti da ispirare anche una produzione cinematografica tunisina.
Il primo agosto sarà invece la prima assoluta di Sami Yusuf a Cartagine: il cantante britannico di origine azera, noto per un repertorio che fonde spiritualità, classica e sonorità orientali, si esibirà con 53 musicisti provenienti da oltre trenta paesi. E avrebbe, secondo gli organizzatori, ridotto il proprio cachet per rendere possibile lo spettacolo. Angelique Kidjo, voce del Benin e patrimonio della musica africana contemporanea, arriverà il 23 luglio.
Riflettori sulla Tunisia
Accanto all'internazionale, il festival riserva sette serate interamente agli artisti tunisini. L'apertura, il 16 luglio, è affidata a Saber Rebai con "Sotto il gelsomino". Il cantante debuttò a Cartagine nel 1994 e da allora ha collezionato oltre venti esibizioni nell'antico anfiteatro, diventando una delle voci più identificative del festival stesso.
Il 22 luglio l'Orchestra Sinfonica Tunisina presenterà "Symphonyes 60. Sessant'anni di musica tunisina", sotto la direzione di Chadi Garfi. Il 25 luglio, Festa della Repubblica, il palco ospiterà "Una patria nell'amore degli innamorati", spettacolo collettivo con artisti di generazioni diverse. Il 13 agosto, Giornata nazionale della donna tunisina, concerto di Nabiha Karaouli.
Il filo italiano
Il 4 agosto toccherà a Rondò Veneziano, l'orchestra fondata nel 1979 da Gian Piero Reverberi che ha venduto oltre 25 milioni di dischi nel mondo fondendo musica barocca veneziana con arrangiamenti pop e contemporanei. Nata dalla volontà di riportare al centro gli strumenti acustici in un'epoca dominata dall'elettronica, l'ensemble di circa trenta musicisti si distingue per spettacoli che uniscono musica, scenografie e costumi ispirati alla Venezia del Settecento. La presenza di Rondò Veneziano a Cartagine è il tipo di ponte culturale tra Italia e mondo arabo che raramente passa dai canali ufficiali, e che invece trova nei festival il suo terreno naturale.




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