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Iran-Oman – Iniziati colloqui su Hormuz

  • 16 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Assadakah News - "Sono iniziati complessi colloqui per definire un quadro duraturo che garantisca la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz": è quanto ha anticipato Badr bin Hamad Al-Busaidi, ministro degli Esteri dell'Oman, in un editoriale pubblicato su Le Monde domenica scorsa. Nell'articolo, il ministro sostiene che l'Oman, in quanto secondo stato costiero di Hormuz, "abbia il dovere di collaborare con l'Iran e con l'intera comunità internazionale, che dipende da questa rotta marittima, per sviluppare un sistema realistico, sostenibile e conforme al diritto internazionale, salvaguardando così la libertà di navigazione".

Il ministro ha poi definito "un'illusione" la "politica di contenimento" avviata nel 1979 dai Paesi occidentali, volta a proteggere il Golfo - e gli interessi energetici ad esso collegati - dalla minaccia iraniana. Premettendo che la guerra attuale "non sarebbe mai dovuta iniziare", si è detto convinto che più che da Teheran, "le minacce più gravi arrivano da Tel Aviv". Israele, temendo che l'Iran voglia rivolgergli contro l’arma atomica, ha avviato la guerra del 28 febbraio contro Teheran insieme agli Stati Uniti, che però ora sono stati lasciati solo nel condurre negoziati di pace e accordi sul programma nucleare iraniano. In risposta all'offensiva israelo-statunitense, l'Iran ha condotto attacchi di rappresaglia contro basi militari e sistemi radar statunitensi nei Paesi del Golfo, compreso l'Oman. Il sultanato è il solo Paese che, nelle intenzioni dell'Iran, potrebbe condividere con Teheran la gestione dei traffici lungo tale tratto di mare e che ad aprile è stato coinvolto nella definizione di un meccanismo di autorizzazioni e pedaggi. Per Al-Busaidi, accanto alla questione della libertà di navigazione c'è quella della sicurezza per i Paesi del Golfo. Nella sua ottica, tutti gli otto Stati rivieraschi - Oman, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Iraq e Iran - hanno legittimi interessi di sicurezza e quindi, nel suo articolo per Le Monde ha ribadito che dovrebbero essere coinvolti nella definizione di qualsiasi futuro quadro di sicurezza regionale.

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