L' ingegneria del Silenzio: Dietro il Consiglio della Pace
- 4 feb
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Maddalena Celano (Assadakah News) L’Ingegneria del Silenzio: Dietro il «Consiglio della Pace» si cela la fine della Giustizia Internazionale.
Di fronte all'ipotesi di una pace intesa come gestione logistica delle tragedie e trasferimento forzato di popoli, il ruolo dell'intellettuale non è più quello di osservatore, ma di sentinella.
Il miraggio della "Fine delle Guerre"
L’annuncio del nuovo «Consiglio della Pace» da parte della futura amministrazione Trump non è giunto come una rassicurazione diplomatica, ma come un campanello d’allarme che risuona attraverso i corridoi della legittimità internazionale. Sotto il velo di un linguaggio morbido e pragmatico, finalizzato alla chiusura dei conflitti, si delinea un progetto che non mira a risolvere le crisi, ma a organizzarle; non a prevenire le tragedie, ma a renderle invisibili attraverso una gestione burocratica dei diritti umani.
In questo scenario, la pace cessa di essere un valore universale per trasformarsi in uno strumento politico di "distribuzione dei costi umani".
La Geografia come occultamento: il caso Gaza-Somalia
L’aspetto più inquietante di questa nuova visione della stabilità globale non risiede nella struttura del Consiglio stesso, ma nelle indiscrezioni che filtrano dai suoi margini. Circolano ipotesi che parlano dello sfollamento di metà della popolazione di Gaza verso territori remoti, come la Somalia — in particolare verso regioni che aspirano alla secessione.
Questa visione trasforma i popoli in "dossier trasferibili" e la geografia in uno strumento per occultare i crimini anziché affrontarli. Spostare una popolazione non significa risolvere un conflitto; significa esportare l'instabilità in un'altra area del mondo, svuotando la terra dei suoi abitanti legittimi e trattando l'esistenza stessa di un popolo come un problema logistico da risolvere con un tratto di penna su una mappa.
La doppia responsabilità di giornalisti e intellettuali
In un mondo che viene ridefinito al di fuori delle istituzioni internazionali, la responsabilità di chi scrive e di chi analizza diventa doppia. Non è più sufficiente riportare le notizie; è necessario decodificare il linguaggio del potere.
* Analizzare, non celebrare: Il «Consiglio della Pace» non deve essere letto come un’iniziativa di salvezza, ma come un progetto che comporta rischi sistemici per il concetto di giustizia.
* Difendere il diritto all'esistenza: Il diritto dei popoli alla propria terra non può essere barattato in nome di una "pace fredda" o di un accordo commerciale.
Conclusione: Una pace che non pacifica
Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che non tutto ciò che viene chiamato pace porta davvero la pace. Alcune iniziative non pongono fine alle sofferenze, ma si limitano a ridistribuire le vittime. Se la pace diventa il mezzo per legalizzare lo sradicamento e il trasferimento forzato, essa perde la sua natura umana per diventare pura ingegneria demografica.
Oggi, più che mai, la vera pace richiede di affrontare le cause del dolore, non di spostare i feriti fuori dal nostro campo visivo.







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