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Libano - Geagea: “Per ritiro israeliano serve disarmo di Hezbollah”

  • 16 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Assadakah Beirut - “Collegare il ritiro israeliano all'eliminazione delle armi illegali è l'unica via per arrivare a una soluzione del conflitto in Libano". Lo ha sottolineato, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Samir Geagea, leader delle Forze Libanesi e da anni una delle figure della comunità cristiano-maronita più influenti e divisive della politica libanese. "Per 60 anni", ha ricordato il leader considerato sovranista, ostile al ruolo armato di Hezbollah e favorevole al pieno monopolio statale dell'uso della forza, "il confine meridionale è stato usato per trasformare il Libano in un'arena di conflitti, guerre e devastazioni. Oggi abbiamo davanti un'occasione storica: chiudere questa fase e riportare il Paese dentro una logica statale autentica, in cui solo le istituzioni legittime decidono sulla sicurezza, sulla guerra e sulla pace".

Geagea ha evidenziato che "la presenza di Israele nel Libano meridionale non è nata nel vuoto, ma è la conseguenza diretta di una situazione prodotta dalla guerra avviata da Hezbollah. È Hezbollah che ha provocato lo scontro e che ha trascinato il Libano dentro una nuova spirale militare. Per questo oggi non si può più fingere che il ritiro israeliano sia un dossier separato dal tema delle armi illegali. Non si tratta di una richiesta israeliana, ma di una necessità libanese, già sancita dall'Accordo di Taif: lo Stato deve avere il monopolio dell'uso della forza su tutto il territorio nazionale. Negli ultimi tempi Hezbollah ha cercato di convincere i propri sostenitori che l'Iran, attraverso un'intesa con gli Stati Uniti, avrebbe potuto costringere Israele a ritirarsi senza che il partito dovesse rinunciare alle armi. Questa narrazione è crollata, e anche il fatto che lo Stato abbia avviato i negoziati nonostante le campagne di denuncia di Hezbollah dimostra che il processo decisionale politico comincia finalmente a liberarsi dalla pressione delle armi. Adesso, però, non basta più prendere decisioni: bisogna applicarle sul terreno".

In questo l'esercito libanese ricopre "un ruolo decisivo", ha concluso, "Gode di una legittimità nazionale e di una fiducia trasversale che nessun'altra istituzione possiede. È l'unico soggetto capace di proteggere i confini e di incarnare realmente l'autorità dello Stato nel sud del Paese. Certamente ha bisogno di maggiore sostegno, di armamenti e di capacità logistiche più solide. Ma il problema fondamentale non è militare: è politico. Solo chiudendo definitivamente la stagione delle armi fuori dal controllo statale il Libano potrà tornare a essere uno Stato sovrano nel senso pieno del termine".

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