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Libano - Presidente Aoun: “Serve mediazione internazionale”

  • 31 ago
  • Tempo di lettura: 3 min

Assadakah Beirut - Il presidente libanese Joseph Aoun avrebbe contattato l'amministrazione statunitense per trovare una soluzione per la strategica collina di Ali al-Taher, nel sud del Libano, al fine di prevenire un'escalation della situazione, secondo quanto riportato dal portale di notizie qatariota al-Araby al-Jadeed. Il presidente del Libano "ha proposto l'ingresso dell'esercito libanese nella zona dopo il ritiro degli uomini di Hezbollah, informando il presidente del Parlamento Nabih Berri, soprattutto considerando i timori dei libanesi che Israele occupi la collina e vi effettui massicci bombardamenti, che avrebbero ripercussioni sui villaggi circostanti", scrive il sito di notizie. Ali Al-Taher è strategicamente importante a causa della sua posizione geografica che offre il controllo visivo su una vasta area del Libano meridionale. Da mesi l'esercito israeliano opera nell'area anche perchè secondo diverse indiscrezioni nei tunnel sotto la collina si troverebbero miliziani di Hezbollah e anche consiglieri dei pasdaran iraniani.

"È ragionevole supporre – prosegue l'editoriale - che le Idf avrebbero potuto porre fine alla relazione diverse settimane fa se avesse usato nei tunnel i metodi e le tecniche per liberare e neutralizzare i tunnel che ha sviluppato nell'ultima guerra nella Striscia di Gaza e in Libano". Tuttavia, "se le Idf avessero usato quei metodi aggressivi ed efficaci, i servizi di soccorso libanesi avrebbero portato fuori dai tunnel decine di membri di Hezbollah e iraniani morti e feriti. Tali immagini avrebbero costretto gli alti funzionari di Teheran ad agire, sulla base delle minacce esplicite che hanno fatto da giugno nei confronti degli Stati Uniti e di Israele", conclude Ynet.

Il numero esatto di persone intrappolate sottoterra sulla cresta di Ali Taher non è noto, poiché alcune sono riuscite a fuggire prima che le Forze di difesa israeliane (Idf) imponessero l'assedio alla zona circa 10 settimane fa. Le stime dei media, comprese quelle di testate vicine a Hezbollah e di Al Arabiya, indicano che il numero di membri di Hezbollah attualmente intrappolati sottoterra si aggira tra i 20 e i 40, insieme a diverse decine di ufficiali delle Guardie rivoluzionarie iraniane. In un editoriale, il sito di notizie israeliano Ynet evidenzia che "la presenza degli iraniani e la pressione degli Stati Uniti per evitare l'escalation regionale sono apparentemente ciò che detta il modello cauto e lento di combattimento da parte delle Idf che circondano il crinale, sopra e soprattutto sotto terra".

Il presidente libanese ha condannato il proseguimento degli attacchi israeliani nel sud del Paese e ha ribadito l'impegno dello Stato a estendere la propria sovranità su tutto il territorio e a detenere il monopolio delle armi, con un riferimento al disarmo di Hezbollah.

"Il Libano ribadisce il proprio pieno impegno affinché le armi legittime siano esclusivamente nelle mani dello Stato e l'autorità dell'esercito libanese si estenda su tutto il territorio nazionale, in applicazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite", ha dichiarato Aoun, secondo una nota della presidenza. Questi obiettivi, ha aggiunto, rappresentano "la garanzia della piena sovranità del Libano", come "Stato che protegge i propri cittadini e non lascia il sud indifeso davanti al pericolo" dei "continui attacchi israeliani".

Aoun ha diffuso la dichiarazione in occasione dell'anniversario della misteriosa scomparsa, avvenuta nel 1978 durante una visita in Libia, dell'imam sciita libanese Musa al-Sadr, fondatore del movimento Amal e una delle figure religiose e politiche più influenti della comunità sciita. La sua sorte resta uno dei principali misteri della storia contemporanea libanese. "Rinnoviamo il nostro impegno nei confronti dei valori in cui credeva: l'unità nazionale, uno Stato forte e giusto e un sud protetto dall'esercito, dalle forze di sicurezza, dalla forza del suo popolo e dello Stato nel suo insieme", ha affermato il presidente. La dichiarazione arriva dopo che l'ambasciata statunitense a Beirut ha chiesto a Hezbollah di avviare un dialogo con il governo e consegnare le proprie armi allo Stato, affinché il Libano "diventi un Paese sicuro e sovrano". "E' tempo che Hezbollah faccia ciò che è meglio per il Libano e per il popolo libanese", ha dichiarato la rappresentanza diplomatica, accusando il movimento di "obbedire agli ordini dell'Iran".

L'ambasciata ha ricordato che l'accordo quadro tra Libano e Israele, mediato dagli Stati Uniti, riconosce il governo di Beirut come "unico interlocutore legittimo" per discutere del futuro del Paese. Hezbollah respinge l'intesa raggiunta a giugno, che prevede tra l'altro il graduale ritiro israeliano dalle aree occupate nel sud del Libano. Il movimento sciita si oppone anche al dialogo, critica Beirut per i negoziati con Israele e insiste sulla prosecuzione della lotta armata contro l'esercito israeliano.

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