Libia - Storica stretta di mano fra Tripoli e Bengasi
- 17 apr
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Assadakah News - Secondo l'analisi del media libico "Fawasel Media", la scena di Sirte, con Abdulsalam Al Zoubi Zubi in abiti civili accanto a Saddam Haftar in uniforme, rappresenta "un primo passaggio da una fase di confronto a spazi limitati di comunicazione", mediati da un contesto internazionale strutturato. Allo stesso tempo, l'assenza di figure istituzionali come i membri della Commissione militare congiunta 5+5 o i capi di Stato maggiore suggerisce che il processo resti ancora confinato a canali operativi e non pienamente formalizzato. Il segnale, dunque, è reale ma ancora fragile. Flintlock offre una cornice funzionale per testare forme di cooperazione sul terreno, ma il salto politico resta da costruire. In questo senso, la stretta di mano di Sirte indica una direzione - quella di un riavvicinamento pragmatico tra est e ovest - più che un punto di arrivo.

Il contesto della stretta di mano è quello di Flintlock, la principale esercitazione annuale delle forze speciali guidata dal comando statunitense per l'Africa (Africom), co-organizzata quest'anno proprio in Libia. Secondo quanto reso noto dall'ambasciata degli Stati Uniti, le manovre riuniscono forze provenienti da Nord e Africa occidentale, Stati Uniti ed Europa, con l'obiettivo di rafforzare cooperazione antiterrorismo, sicurezza delle frontiere e interoperabilità in scenari ad alta intensità. Ma il dato politico è altrettanto rilevante: Washington sottolinea il ruolo della Libia come "co-host" come "un passo verso
istituzioni militari più unificate". Il messaggio è stato raccolto e rilanciato da entrambe le parti libiche. Haftar ha parlato di "rafforzamento della cooperazione militare internazionale" e della necessità di costruire "forze armate professionali capaci di proteggere la Libia e le sue risorse", definendo l'esercitazione una conferma del ruolo del Paese come "partner affidabile" sul piano della sicurezza regionale. Dal lato opposto, Zubi ha elogiato "l'alto livello di disciplina e professionalità" dei partecipanti, definendo Flintlock "un passo importante verso il consolidamento della cooperazione militare internazionale", e ha indicato Sirte come simbolo di una transizione "dal conflitto alla cooperazione".
La convergenza di toni riflette un allineamento almeno tattico su un terreno - quello della sicurezza - considerato meno sensibile rispetto al dossier politico. Determinante, in questo quadro, è la presenza internazionale. Gli Stati Uniti svolgono il ruolo di regia attraverso Africom, mentre l'Italia si inserisce come partner operativo e politico: alla cerimonia inaugurale hanno partecipato l'ambasciatore Gianluca Alberini, il vice ambasciatore Riccardo Villa, il comandante della missione Miasit Maurizio Settesoldi e l'addetto alla Difesa Massimiliano Grazioso. Un coinvolgimento ribadito dall'incontro avvenuto nei giorni scorsi a Roma tra il capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano e il comandante di Africom. "Le Forze armate italiane sono impegnate in Africa a tutela degli interessi vitali e strategici dell'Italia", ha dichiarato Portolano.




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