Rimini - Ambasciatrice del Libano al Meeting 2026
- 31 ago
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Roberto Roggero/Talal Khrais - L'ambasciatrice della Repubblica del Libano, Carla Jazzar, è stata fra i protagonisti all’edizione 2026 del Meetrong Internazionale di Rimini, dove la associazione internazionale di amicizia italo-Araba Assadakah, che con il Libano ha un legame particolare, era fra gli ospiti invitati. L’ambasciatrice Jazzar ha portato all’attenzione la gravità della situazione nel sud del Paese, dove gli attacchi israeliani continuano quotidianamente, causando perdite di vite umane e distruzione. I danni ammontano a circa 1,8 miliardi di dollari, ha spiegato l’ambasciatrice Jazzar, aggiungendo che il 20% terreni agricoli del sud risulta danneggiato, insieme a infrastrutture e rete elettrica. "Tutto questo ha profondamente colpito il sud del Paese e chiaramente colpisce anche tutti noi", ha affermato l'ambasciatrice, sottolineando la necessità di accompagnare la ricostruzione materiale con quella economica e sociale.

Secondo Carla Jazzar, l'ultimo ciclo di negoziati tra Libano e Israele a Roma "non ha risolto tutti i problemi ma comunque ha contribuito a fare dei passi avanti su alcune questioni che non erano mai stata affrontate prima, come confini e scambio di prigionieri". Tuttavia, ha evidenziato, "rimane ancora molto da fare".
Carla Jazzar ha sottolineato che l'Italia "è stata estremamente generosa" nei confronti del Libano, presente con una forte professionalità e con un forte sentimento nei confronti della popolazione libanese, ha contribuito anche alla formazione delle Forze armate libanesi", ha affermato l'ambasciatrice. La situazione in Libano è molto preoccupante. Gli israeliani continuano a bombardare tutti i giorni il sud del Paese, ha affermato Carla Jazzar, intervenendo al Meeting di Rimini al panel “La speranza da ri-costruire nella terra dei cedri”: "Anche se hanno interrotto le aggressioni nelle atre aree del paese tutti i giorni ci sono perdite di vite umane e distruzione", ha concluso. Da parte dell'Italia c'è un sincero e profondo interesse" per il Libano. La diplomatica ha definito l'Italia "il facilitatore principale" dei colloqui fra Libano e Israele tramite i colloqui di Roma.
Sulla possibilità di arrivare ad una tregua l'ambasciatrice si è dichiarata "ottimista" pur non avendo "certezze rispetto alla tempistica".

"Siamo fiduciosi sul fatto che molte questioni si risolveranno grazie al dialogo e grazie anche all'enorme sostegno da parte dei nostri amici della comunità internazionale e, in particolare, da parte dell'Italia, che è il facilitatore principale che permette anche questi negoziati a Roma", ha concluso.
La pace in Libano, la ricostruzione post-guerra e il dialogo interreligioso sono stati i temi al centro del panel, nella giornata conclusiva del Meeting di Rimini, a cui hanno preso parte, oltre all’ambasciatrice del Libano in Italia, anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, l'ambasciatrice libanese in Italia Carla Jazzar e il vicario apostolico di Beirut, Cesar Essayan.
All'apertura dell'incontro, Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l'amicizia fra i popoli Ets, ha ricordato l'esperienza libanese di convivenza tra fedi e culture diverse, fondata non soltanto sulla tolleranza, ma sulla reciprocità e su un sistema politico capace di rappresentare questa pluralità. Un equilibrio reso fragile soprattutto dalle crisi che hanno attraversato la regione.
"Ciò che accomuna lo spirito libanese con quello dell'Unione europea è aver fatto della diversità la propria virtu'", ha sottolineato Scholz.
"Siamo ottimisti in merito alla possibilità di una tregua ma non abbiamo tempistiche", ha dichiarato Carla Jazzar, sottolineando come la fiducia deriva anche dall'impegno dei partner internazionali, tra tutti l'Italia in qualità di "facilitatore principale".
In particolare, "la questione dei confini tra Libano e Israele, la questione anche degli scambi di prigionieri. Quindi ci sono stati dei passi avanti, anche se rimane ancora molto da fare. Ad esempio, sul concetto di zone pilota che abbiamo individuato a Washington nell'ambito dell'accordo quadro", ha evidenziato Carla Jazzar, aggiungendo che altri nodi riguardano "le modalità del ritiro israeliano, le modalità anche di dispiegamento dell'esercito libanese, sulla verifica e relativo processo, in queste regioni, e anche l'identità della parte che deve procedere alle verifiche". "Quindi ci sono ancora tante questioni aperte, tanti, diciamo, elementi da pianificare", ha specificato ancora l'ambasciatrice.




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