Roma celebra Talal Khrais: diplomazia, politica e media in "La Storia di un Reporter"

✍🏻 Wael Al-Mawla – Scrittore e Giornalista
In un contesto che ha unito diplomazia, politica, media e cultura, la capitale italiana, Roma, ha ospitato martedì la presentazione di un libro presso la sede dell'Associazione della Stampa Estera a Palazzo Grazioli. L'evento, intitolato "La Storia di un Reporter" (Storia di un reporter), del giornalista Talal Khrais, è andato ben oltre la semplice presentazione di una nuova pubblicazione, diventando un'occasione per celebrare una carriera professionale e umanitaria lunga decenni, che ha forgiato legami tra Libano, Italia, Armenia e il mondo arabo.
All'evento hanno partecipato personalità del mondo ufficiale, diplomatico, pubblico e dei media, tra cui membri del corpo diplomatico arabo ed europeo, rappresentanti di istituzioni italiane, giornalisti, professionisti dei media e amici e colleghi di Khrais. Questo incontro ha rispecchiato la statura che ha coltivato nel corso della sua carriera e le relazioni che ha instaurato, relazioni che vanno oltre i confini professionali per abbracciare amicizia e stima umana.

Tra i presenti figurava la senatrice italiana Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato e presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa. È anche autrice della prefazione del libro e figlia dell'ex Primo Ministro italiano Bettino Craxi. Tra gli altri partecipanti c'erano Tricia Thomas, presidente dell'Associazione della Stampa Estera in Italia; l'ambasciatrice libanese Carla Jazzar; l'ambasciatrice yemenita Asmahan Abdul Hamid Al-Touqi; l'ambasciatore e decano del Corpo Diplomatico Arabo a Roma e ambasciatore armeno Vladimir Karapetyan; Andrea Cocco, direttore di Difesa Online e casa editrice del libro; e Fabio Squillanti, direttore dell'agenzia di stampa italiana Nova.

Tricia Thomas ha aperto l'evento leggendo un estratto del libro in cui Khrais descrive l'Associazione della Stampa Estera come "una piccola repubblica internazionale nel cuore di Roma", riferendosi al luogo in cui ha maturato la sua esperienza professionale e i suoi rapporti con giornalisti di tutto il mondo, trovando uno spazio che coniugava il lavoro giornalistico con la vita umana e l'interazione interculturale.

L'ambasciatrice libanese, Carla Jazzar, ha pronunciato un discorso esprimendo un chiaro apprezzamento per la figura di Khrais. Ha sottolineato la sua capacità di costruire relazioni e promuovere il dialogo tra i popoli, osservando che il libro non solo documenta la carriera di un giornalista, ma racconta anche la storia di un uomo che ha saputo muoversi con disinvoltura tra mondi diversi, mantenendo vive le sue amicizie e la passione per la sua professione. Ha inoltre evidenziato l'importanza del suo ruolo nel rafforzare i legami tra Libano e Italia.
La senatrice Stefania Craxi ha offerto un'analisi politico-storica dell'esperienza di Khrais, collegando la sua carriera alle questioni mediorientali, dalla guerra civile libanese alla questione palestinese, fino al ruolo dell'Italia nel Mediterraneo. Ha richiamato l'eredità di suo padre, Bettino Craxi, sottolineando l'importanza di una politica estera indipendente e della continuità delle relazioni internazionali. Ha affermato: "Nel Mediterraneo, chi manca di continuità non ha influenza, e chi trascura le relazioni non ha influenza". Ha inoltre elogiato il ruolo delle forze armate italiane in Libano, lodandone la professionalità e l'umanitarismo.
Dall'Armenia, l'Ambasciatore Vladimir Karapetyan ha sottolineato che il legame di Khrais con l'Armenia trascende la tradizionale appartenenza etnica. Pur non essendo armeno di nascita, ha scelto di essere vicino agli armeni per convinzione, coscienza e amore. L'Ambasciatrice yemenita Asmahan Abdul Hamid Al-Tuqi ha elogiato il suo impegno umanitario e professionale, in particolare la sua dedizione nel dare voce ai gruppi più vulnerabili. Ha considerato il suo lavoro giornalistico come un'attività che comporta una responsabilità morale che va oltre la semplice cronaca.
Anche il carattere di Khrais è stato messo in luce negli interventi dei partecipanti, non solo come giornalista, ma anche come persona che ha costruito una vasta rete di relazioni e amicizie e ha mantenuto una presenza costante durante i periodi difficili della storia della regione, coniugando la sua professione con una profonda attenzione per le problematiche delle persone. Questo aspetto è stato evidenziato anche nella testimonianza di Andrea Coco, che ha parlato di due anni di dialogo con Khrais prima di trasformare le sue esperienze e i suoi ricordi in un libro, la prima pubblicazione di Difesa Online Edizioni.

Nel suo discorso, Khrais ha ripercorso i suoi inizi a Beirut, la sua educazione in una famiglia modesta, i suoi primi approcci al mondo del giornalismo e gli anni trascorsi a lavorare in zone di conflitto, seguendo eventi e figure politiche. Visibilmente commosso, ha affermato: "Mi sono sempre ritrovato immerso negli eventi, nelle notizie, e ho agito secondo coscienza".
Ha inoltre criticato il giornalismo contemporaneo, mettendo in guardia contro la tendenza a ridurre il lavoro giornalistico alla mera ricerca di notizie sensazionalistiche e contro il distacco di alcuni corrispondenti dalle società che raccontano. Ha sottolineato che la comprensione delle guerre inizia con la conoscenza delle persone e l'ascolto delle loro sofferenze, non con la semplice segnalazione di immagini del conflitto.
La presentazione di "La storia di un corrispondente" è stata una celebrazione di un'esperienza giornalistica e umana, a conferma del fatto che il valore di un giornalista non si misura solo in base ai suoi scritti o agli eventi che racconta, ma anche in base alle relazioni, alla fiducia e alle testimonianze che lascia nella vita degli altri. A Palazzo Grazioli, personalità di diversa estrazione si sono riunite per ascoltare la storia di un uomo che ha fatto del giornalismo uno strumento di comunicazione tra i popoli e della memoria un mezzo per preservare la storia.…





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