Roma - Negoziati Libano-Israele, mentre proseguono gli attacchi israeliani
- 6 ago
- Tempo di lettura: 5 min
(Agenzia Nova) - La sessione di ieri è stata sospesa in anticipo dai mediatori statunitensi, con le questioni delle “zone pilota” e del disarmo del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah ancora irrisolte.
È ripreso questa mattina il settimo ciclo di negoziati diretti a Roma tra Libano e Israele, mediati da Washington, dopo che la sessione di ieri è stata sospesa in anticipo dai mediatori statunitensi, con le questioni delle “zone pilota” e del disarmo del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah ancora irrisolte.

Le discussioni, che si svolgono a porte chiuse nella sede dell’ambasciata Usa in Italia, si sono concentrate ieri su tre ambiti principali: quello politico, quello militare e quello relativo ai confini. Sul piano politico è proseguito il confronto sul meccanismo di verifica e controllo dell’attuazione dell’accordo quadro, in particolare sull’individuazione di una parte terza che sarà incaricata di tale funzione, un ruolo che – secondo Beirut – potrebbe essere affidato all’Italia. “Diversi Paesi hanno espresso la propria disponibilità ad assumere tale compito”, affermano fonti diplomatiche sentite da “Agenzia Nova”. Sul piano militare, i colloqui hanno riguardato il futuro delle cosiddette “zone pilota” nel sud del Libano, cioè le aree sperimentali limitate da cui, secondo l’accordo quadro siglato il 26 giugno a Washington, le forze israeliane dovrebbero ritirarsi, l’esercito libanese ne dovrebbe assumere il controllo esclusivo e le strutture militari di Hezbollah dovrebbero essere smantellate.
Tuttavia, fonti di “Agenzia Nova” riferiscono che le discussioni a Roma non hanno portato a progressi in questo ambito, né hanno risolto la questione del meccanismo per l’ispezione delle proprietà private e delle abitazioni civili nelle zone pilota. Nel corso dei negoziati, è stata discussa la possibilità di estendere le aree già interessate includendo i villaggi limitrofi alle località di Froun e Zawtar, oltre all’eventuale inserimento di Khiam e Bint Jbeil nella fase successiva. La parte israeliana, tuttavia, non ha ancora espresso alcuna posizione in merito a queste ultime due località, affermano fonti di “Nova”, secondo cui la delegazione di Beirut ha confermato la propria disponibilità a istituire la seconda zona pilota “in qualsiasi altra area occupata” del Libano meridionale. Le fonti sottolineano che “l’esito positivo della sessione di ieri è stato il riconoscimento da parte di Israele delle mappe dei confini libanesi e dei diritti internazionali del Libano”. In questo senso, “aiuta la disponibilità dell’Italia e del Regno Unito di aiutare le Forze armate libanesi a estendere la propria autorità sui territori liberati”, spiegano le fonti.

Per quanto riguarda il dossier di confine, la delegazione libanese ha presentato documenti, mappe ed elementi di prova relativi alla linea dell’armistizio, alla Linea blu e all’attuale situazione sul terreno. Fonti libanesi hanno riferito che la documentazione è stata accolta con interesse e apprezzamento dalla delegazione statunitense, e anche la parte israeliana si sarebbe dichiarata disponibile a lavorare per ristabilire il confine internazionalmente demarcato. “È l’unico sviluppo positivo finora nei colloqui”, secondo fonti della presidenza libanese sentite da “Nova”. In seguito all’accordo quadro raggiunto a Washington a giugno, Israele ha ribadito che manterrà una zona di sicurezza nel Libano meridionale per eliminare la minaccia rappresentata da Hezbollah. In base a quanto si apprende, lo Stato ebraico non si oppone a un ritiro completo dal territorio libanese e ribadisce il suo rispetto per l’armistizio del 1948 con il Libano. Tuttavia, desidera che ciò avvenga con garanzie di sicurezza. L’emittente televisiva libanese “Al Jadeed” ha riferito “il Libano ha chiesto il rinnovo e la conferma di un cessate il fuoco completo per 60 giorni, con la data del suo annuncio da concordare”.
Nei negoziati a Roma, la delegazione libanese è guidata dall’ex ambasciatore negli Stati Uniti Simon Karam e comprende l’ambasciatrice libanese a Washington, Nada Hamadeh Moawad, oltre a rappresentanti civili ed esperti militari. La parte israeliana è rappresentata dall’ambasciatore negli Stati Uniti, Yehiel Leiter, e dal vice consigliere per la sicurezza nazionale Yossi Draznin, insieme ad altri funzionari civili e militari. Secondo fonti libanesi informate sui colloqui, sentite da “Nova”, ieri la squadra negoziale israeliana “si è rifiutata di parlare del rilascio dei detenuti libanesi fermati nel 2024, la maggior parte dei quali sono combattenti” di Hezbollah. Si tratta di uno dei principali nodi ancora irrisolti, che dovrebbe tornare al centro delle discussioni nella sessione prevista per oggi, secondo fonti presidenziali.
Le fonti hanno inoltre riferito che Israele avrebbe avanzato una richiesta giudicata “irricevibile” dalla parte libanese: ottenere informazioni sulla sorte di ebrei scomparsi in Libano durante la guerra civile del 1975-1976. Sempre secondo quanto appreso da “Nova”, i mediatori Usa avrebbero sospeso la sessione di ieri per svolgere colloqui telefonici separati con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e con il presidente libanese, Joseph Aoun, con lo scopo di favorire un superamento dell’attuale fase di stallo. In base a quanto riportato dal quotidiano “Times of Israel”, invece, l’ambasciatore Leiter accusa la delegazione libanese di aver ripetutamente diffuso false informazioni ai media libanesi e, per questo motivo, avrebbe chiesto ieri ai mediatori di sospendere i colloqui in anticipo.
Israele ha intensificato ieri la pressione sulla delegazione negoziale libanese, emettendo un ordine di evacuazione per la città di Al Mansouri, situata a nord della cosiddetta “linea gialla” – considerata dagli israeliani una linea di sicurezza – nel Libano meridionale. Si è trattato del primo avviso di evacuazione dal 14 giugno scorso, emesso dalle Forze di difesa israeliane (Idf) prima di lanciare attacchi contro Hezbollah. Fonti di “Nova” sul campo affermano che la presidenza libanese “ha incaricato la delegazione negoziale di informare la parte israeliana della sua richiesta di non mettere in atto la minaccia”. I media libanesi hanno riportato che le delegazioni partecipanti hanno lasciato i negoziati a Roma in anticipo a causa dell’avvertimento israeliano e su consiglio del mediatore statunitense. Nel frattempo si sono intensificati i contatti da parte dell’amministrazione Usa sia con il gabinetto israeliano che con la presidenza della Repubblica libanese.
Per quanto riguarda gli sviluppi sul campo, pesanti bombardamenti di artiglieria israeliana sono proseguiti fino a questa mattina sulle città di Majdal Zoun e Al Mansouri, nel distretto di Tiro, nel sud del Libano, e sulle valli circostanti, prendendo di mira il cuore di entrambe le città. Ieri sera, jet israeliani hanno anche lanciato un raid aereo su Al Mansouri e Burj al Shamali, a circa cinque chilometri dalla città di Tiro, provocando feriti trasportati negli ospedali locali. I bombardamenti hanno colpito anche i dintorni della città di Hadatha, in concomitanza con il fuoco di mitragliatrice diretto verso la zona costiera di Hamra, nel settore di Beit al Sayyad. Ieri, almeno una persona è stata uccisa e 11 sono rimaste ferite a seguito di un attacco con drone israeliano sull’area di Tebnine, nel distretto di Bint Jbeil. Un’escalation che ha fatto seguito all’esplosione di una mina che ha ucciso due militari delle Idf e ne ha ferito gravemente un terzo, oltre a diversi altri.




Commenti