Sahara - Scoperte antichissime misteriose strutture
- 18 mag
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Roberto Roggero* - Il grande Sahara continua a rivelare vestigia di antiche civiltà, ancora in gran parte sconosciute, il che fa supporre che sotto il mare di sabbia ci sia ancora molto da scoprire.
La scoperta più recente è avvenuta nella parte orientale del deserto, fra Sudan, Mar Rosso e Nilo, dove gli archeologi hanno riportato alla luce centinaia di monumenti funerari appartenenti a una ancora misteriosa civiltà, precedente all’epoca dei faraoni, ovvero fra il 4.000 e il 3.000 a.C. nel periodo intorno al Regno di Menes (o Narmer) che si sviluppò intorno al 3.100 a.C. a seguito dell’unificazione dei domini dell’Alto e Basso Egitto.

L’area interessata appartiene a quella che i ricercatori hanno battezzato Atbai Enclosure Burials, e sono recinti circolari che raggiungono gli 80 metri di diametro, circondati da muretti in pietra, che al proprio interno contengono ossa di diverse specie animali, fra cui pecore, capre e bovini e, al centro, uno scheletro umano.
È un luogo molto remoto, estremamente arido e difficile da raggiungere, oltre ad essere difficile da studiare per le caratteristiche morfologiche. La scoperta è avvenuta grazie a una attenta analisi di immagini satellitari, e a una attenta mappatura del territorio che ha permesso di ottenere un quadro decisamente ben definito delle testimonianze storico-archeologiche, con la localizzazione di oltre 260 fosse funerarie fra oltre 90mila strutture identificate nell’Atbai, soprattutto nell’area di Wadi Gabgaba.
A scoprirle, un team di ricerca internazionale guidato da scienziati australiani dell'Università Macquarie di Sydney, che hanno collaborato a stretto contatto con altri istituti, fra cui l'Università Lumière di Lione (Francia), il CNRS-HiSoMA, Maison de l'Orient et de la Méditerranée e l'Istituto di Culture Mediterranee e Orientali dell'Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia, coordinati dal professor Julien Cooper.
Queste sepolture sono una manifestazione locale di una specifica cultura nomade, ma comunque collegata al monumentalismo funerario tipico del deserto del Sahara. Un elemento particolarmente significativo di queste costruzioni risiede nel fatto che risalgono alla fase finale del Periodo Umido Africano (AHP), seguito dall'aridificazione. Il Sahara, infatti, va incontro a cicli di circa 20.000 anni che alterano periodi aridi ad altri lussureggianti, il cosiddetto “Sahara Verde”; l'ultimo si concluse proprio nel 3.000 avanti Cristo circa, a quando risalgono le ultime sepolture circolari. Qui di seguito è possibile vedere le tipologie di questi tumuli. Analizzando la distribuzione delle strutture, è stato possibile stabilire che l'antica cultura nomade si spostava con l’avanzare della desertificazione del Sahara orientale, costruendo i monumenti ove la situazione era ancora vivibile. Le datazioni sono legate in particolar modo a due siti, quello di Wadi Khashab, utilizzato dalla fine del V millennio a.C. e quello di Wadi el-Ku, usato tra il 4.000 e il 3.230 a.C. Al loro interno, oltre ai resti di persone e animali, sono state trovate ceramiche e altri oggetti. La sepoltura dei pastori con gli animali non è una specificità di questi antichi tumuli, dato che ricorre anche in altre culture pastorali strettamente connesse al Sahara e al Nilo.
(*Direttore rsponsabile Assadakah News)




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