Venezia - Alla Biennale addio a Yervant Gianikian
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Il mondo del cinema e dell'arte perde una delle figure più originali e riconosciute della sperimentazione contemporanea. È morto a 84 anni Yervant Gianikian, regista, artista visivo e intellettuale di origini armene, protagonista per oltre mezzo secolo di una ricerca artistica che ha fatto della memoria storica il proprio filo conduttore. A renderne nota la scomparsa è stata la Biennale di Venezia, che gli ha dedicato un commosso ricordo sottolineando il contributo decisivo offerto al cinema sperimentale e alle arti visive.
Nato nel 1942 da una famiglia armena segnata dal Genocidio del 1915, il padre era infatti un sopravvissuto rifugiatosi in Italia, Gianikian ha costruito un percorso artistico profondamente legato ai temi della memoria, della guerra, delle persecuzioni e dell'identità. Una sensibilità che ha attraversato tutta la sua produzione cinematografica, trasformando il recupero di vecchie pellicole in un potente strumento di riflessione storica ed etica.
Fondamentale è stato il lungo sodalizio umano e artistico con Angela Ricci Lucchi, scomparsa nel 2018. Insieme hanno sviluppato un linguaggio cinematografico del tutto originale: partendo da filmati d'archivio, li rifotografavano, rallentavano, coloravano e ingrandivano, facendo emergere particolari normalmente invisibili e offrendo una nuova lettura degli eventi del Novecento. Le loro opere hanno affrontato temi come il colonialismo, le guerre mondiali, le deportazioni e le tragedie dei popoli, diventando un punto di riferimento internazionale per il cinema d'avanguardia.
Il riconoscimento più prestigioso arrivò nel 2015, quando il Padiglione dell'Armenia conquistò il Leone d'Oro alla 56ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Il premio non fu assegnato a un singolo artista, ma all'intero Padiglione nazionale, che riuniva numerosi autori della diaspora armena in occasione del centenario del Genocidio armeno. Tra questi figuravano anche Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, il cui contributo artistico rappresentò una delle voci più significative del progetto curatoriale.
La Biennale ha ricordato come Gianikian abbia preso parte alle edizioni Arte del 2001, 2013 e 2015 e sia stato protagonista della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica dal 1976 fino al 2025. Negli ultimi anni aveva inoltre presentato i tre capitoli de I diari di Angela – Noi due cineasti, un'opera intima dedicata alla compagna di vita e di lavoro, quasi un dialogo mai interrotto dopo la sua scomparsa.
Fino agli ultimi mesi della sua vita aveva continuato a riflettere sul significato del cinema. Nel dicembre 2025 aveva pubblicato sulla rivista della Biennale il saggio La materia viva del cinema, nel quale descriveva il metodo di lavoro sviluppato insieme ad Angela Ricci Lucchi come un paziente lavoro "da archeologi", interessato non tanto al racconto degli eventi quanto ai dettagli capaci di restituire la vita nascosta delle immagini. Un pensiero che riassume efficacemente l'intera sua ricerca artistica.
Con la scomparsa di Yervant Gianikian il cinema europeo perde uno dei suoi autori più innovativi, capace di trasformare materiali dimenticati in opere che interrogano la coscienza collettiva. Il suo lavoro continuerà a rappresentare un patrimonio prezioso non solo per gli studiosi del cinema sperimentale, ma anche per chi considera la memoria storica uno strumento indispensabile per comprendere il presente.




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