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Zartonk, Vahan Tekeyan e il legame con l'Armenia

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Talal Khrais - Più passano gli anni, e più il mio amore per l'Armenia e gli armeni sono forti. Sono rimasto fedele a un popolo e una causa, un popolo che anche nel dolore ha saputo darmi amore, cultura e forza.

Essere grati all'Armenia vuol dire essere grati a una storia millenaria, a una lingua antica, alla resilienza, all'ospitalità e alla fede di un popolo che non ha mai smesso di credere. Sono immensamente grato all'Armenia e al suo popolo.

La Fondazione Vahen Tekeyan, e la Redazione Zartoun, dove lavoravo da ragazzino, ha trasformato il mio dolore in speranza e dignità.  Ho imparato non arrendermi mai. 

Shnorhakal em"

Ho parlato molto di Vahan Tekeyan. Diversi amici mi hanno chiesto spesso chi sia Vahan Tekeyan. Trovo giusto dire qualcosa in merito.

Anche lui, come me oggi, scriveva sempre di questa gratitudine mista a nostalgia. L'Armenia dà tanto anche da lontano.

Vahan Tekeyan (1878-1945) è stato uno dei più importanti poeti e scrittori armeni del '900. Scriveva tantissimo sul tema dell’esilio e della perdita della patria dopo il Genocidio Armeno. Il suo tono è malinconico ma pieno di amore per l’Armenia. È stato poeta, scrittore, attivista politico della diaspora armena, originario di Sivrihisar, ancora parte dell’Impero Ottomano, e sopravvissuto al Genocidio Armeno del 1915. Ha vissuto a Parigi, Alessandria d'Egitto e infine a Beirut, dove è morto, ed era molto attivo nel partito Dashnak.

Le sue poesie parlano di esilio, nostalgia per la patria, amore, e il dolore della diaspora armena. Ha uno stile malinconico ma molto lirico. Le raccolte più famose sono "Giorni d'Esilio" e "La Madre Patrona".

Fra le bellissime e struggenti poesie, non si può non ricordare "Nostalgia" (Karakot), che merita di essere riportata: “Sono lontano... lontano dalla mia terra / Dove i miei sogni sono rimasti sepolti. / Ogni notte la rivedo nei miei occhi / con le sue montagne avvolte di nebbia. / E piango... piango per i giorni perduti, / per le strade dove correva la mia infanzia. / La mia anima è un uccello ferito / che batte le ali e non trova il nido”.

Fra le altre, anche "Alla mia Madre" merita di essere riportata: “O madre mia, che dormi in terra lontana, / sotto una croce di pietra dimenticata. / Ti porto fiori colti nel mio esilio, / e lacrime che nessuno ha mai asciugato.

Il giornale Zartonk, dove ho lavorato da ragazzino, in armeno significa "Risveglio". È un quotidiano armeno di Beirut, nato nel settembre 1937 come organo ufficiale del Partito Democratico Liberale Armeno ADL/Ramgavar. Come altri quotidiani in lingua armena, è un organo di informazione della diaspora. La sua sede è il Centro Tekeyan, a Jemayze, nella capitale libanese.

Nel 2013 ho incontrato Sevag Hagopian, direttore del quotidiano Zartonk. Ho chiesto come si sente un armeno libanese dell'Armenia e del Libano. Mi ha risposto: "Il Libano è il mio Paese e l'Armenia è la mia coscienza". Ho sempre riflettuto molto su queste parole. Gli armeni hanno contribuito, malgrado la loro sofferenza, anche alla rinascita del Libano.

Cosa penso del mio rapporto con l'Armenia e il Libano?  L'Armenia, dalla quale ho ricevuto fra l’altro diverse onorificenze di alto livello, per me coscienza e Patria, l'Armenia mi ha dato amore, futuro e speranza.

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