Iran: Abbiamo il diritto di resistere
- 15 feb
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"Rivoluzione. Abbiamo il diritto di resistere": La verità storica oltre il mito atlantista dello Scià
Maddalena Celano (Assadakah News)
In un panorama mediatico saturato dalla propaganda mainstream, l’incontro tenutosi sabato 14 febbraio presso il Centro Islamico Imam Mahdi a Roma ha rappresentato un atto di igiene mentale e storica. La proiezione del docufilm "Rivoluzione. Abbiamo il diritto di resistere", prodotto da ComeDonChisciotte.org, ha squarciato il velo di ipocrisia che oggi avvolge la storia dell'Iran, restituendo dignità ai fatti e smascherando le radici profonde dell'imperialismo contemporaneo.
Il "Giardino" e la "Giungla": la giustificazione ideologica dell'oppressione
Un aspetto dirompente del documentario, sottolineato con forza per ben due volte, è il richiamo alle dichiarazioni di Josep Borrell, l'Alto rappresentante dell'Unione Europea. Borrell ha definito l'Occidente come un "giardino" rigoglioso, mentre tutto il resto del mondo sarebbe una "giungla" abitata da barbari pronti a invaderlo.
Questa non è solo una metafora infelice, ma la confessione di una visione del mondo suprematista. È proprio questa la giustificazione ideologica che ha permesso ieri allo Scià e oggi alle potenze atlantiste di calpestare la sovranità dei popoli: l'idea che esistano nazioni "civili" autorizzate a "potare" ed educare i "barbari" con la violenza e il saccheggio. Il film mostra chiaramente come questa retorica del giardino sia la stessa maschera usata per coprire i crimini colonizzatori in Iran.

Il mito dello Scià e il fallimento della modernizzazione elitaria
Oggi assistiamo a una narrazione revisionista molto in voga: la riabilitazione nostalgica dello Scià Mohammad Reza Pahlavi. Ci propinano immagini di una Teheran occidentalizzata come paradiso perduto, nascondendo la realtà di un regime che fu un mero portatore di interessi stranieri. Lo Scià agì come un guardiano dell'ordine neocoloniale per garantire che le risorse iraniane rimanessero nelle mani di inglesi e statunitensi.
Questa "modernizzazione" era un processo elitario e violento che beneficiava solo una ristretta cerchia di privilegiati, calpestando l'identità e l'economia della stragrande maggioranza del popolo. Il film dimostra che la Rivoluzione Islamica non è stata un'anomalia, ma la risposta organica di chi non accettava di essere considerato un "barbaro della giungla" nel giardino altrui.

La repressione come scintilla: Studenti e Chierici in prima linea
La Rivoluzione non sarebbe mai avvenuta se il regime non avesse tentato di annientare ogni forma di opposizione interna. Lo Scià scatenò una repressione feroce contro le due colonne portanti della società iraniana: gli studenti e il clero.
I chierici non hanno reagito per un astratto desiderio di potere, ma per una necessità di sopravvivenza e di difesa del popolo. Quando il regime, istruito dall'Occidente, ha iniziato a profanare i valori tradizionali e a reprimere nel sangue le guide spirituali, la reazione del clero è stata una risposta giusta e inevitabile. Insieme agli studenti universitari, massacrati nelle piazze, hanno formato quel fronte di resistenza che ha trasformato la disperazione in liberazione nazionale.
L'orrore della SAVAK: il braccio armato dell'imperialismo
Il mantenimento di un regime così odiato richiedeva la SAVAK, la polizia segreta addestrata da CIA e Mossad. Il documentario documenta l'orrore delle uccisioni sistematiche e delle torture, ricordandoci che la libertà dell'Iran è stata pagata con il sangue di migliaia di martiri, sacrificati sull'altare dell'alleanza tra lo Scià e i suoi mandanti occidentali e israeliani.
Un dibattito necessario
Al termine della proiezione, il dibattito con gli autori Jacopo Brogi e Alessandro Fanetti, insieme allo Shaykh Abbas Di Palma, Imam del Centro, ha approfondito questi nodi. Lo Shaykh ha ricordato come la rivoluzione sia stata una riconquista della dignità morale, mentre gli autori hanno ribadito l'urgenza di decolonizzare l'informazione, specialmente oggi che si tenta di riabilitare figure fallimentari per giustificare nuove mire imperialiste contro la "giungla" di Borrell.
"Rivoluzione" ci insegna che l'autodeterminazione non si baratta con una finta modernità fatta di sottomissione. La storia dell'Iran è la storia di un popolo che ha deciso di uscire dalla gabbia che l'Occidente gli aveva costruito intorno. In un mondo che ancora ci divide tra "giardini" e "barbari", abbiamo il sacrosanto diritto di resistere.
Maddalena Celano




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