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Italia-Marocco, asse strategico sull’agroindustria

  • 28 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Amal El Harrar - Si rafforza l’asse economico e industriale tra Italia e Marocco, con un interscambio commerciale che nel 2025 ha raggiunto circa cinque miliardi di euro. Un dato che conferma la crescente integrazione tra le due economie, con esportazioni italiane pari a tre miliardi e marocchine a 1,8 miliardi, concentrate nei settori della tecnologia, della meccanica, dell’agroalimentare, della chimica e del tessile.

Al centro di questo rafforzamento si colloca il Salone Internazionale dell’Agricoltura in Marocco, in corso a Meknès, che si conferma una delle principali piattaforme di confronto tra politiche pubbliche, innovazione tecnologica e filiere produttive nello spazio euro-mediterraneo. Giunto alla 18ª edizione, l’evento riunisce oltre 1.500 espositori, 500 cooperative e delegazioni provenienti da 70 Paesi, con più di 1,1 milioni di visitatori attesi.

La partecipazione italiana, coordinata da ICE Agenzia insieme all’ambasciata a Rabat e a FederUnacoma, punta a consolidare una cooperazione sempre più strutturata. Il padiglione Italia, esteso su 150 metri quadrati, ospita aziende attive nella certificazione alimentare, nei macchinari per la trasformazione agroalimentare, nella meccanizzazione agricola e nella vivaistica di qualità.

Secondo l’ambasciatore italiano a Rabat, Pasquale Salzano, la manifestazione rappresenta una vetrina capace di valorizzare “la qualità e la diversità del sistema produttivo italiano”, ma soprattutto evidenzia “la crescente centralità del partenariato agroindustriale tra Italia e Marocco”.

Un rapporto che si consolida grazie al ruolo attivo delle imprese e alla capacità di coniugare innovazione, sostenibilità e sviluppo territoriale.

Sulla stessa linea, il direttore dell’ICE in Marocco, Luigi D'Aprea, ha sottolineato il valore strategico dell’agricoltura nella cooperazione bilaterale, evidenziandone il ruolo chiave anche per la sicurezza alimentare globale. L’Italia mira infatti a trasferire tecnologie avanzate e know-how industriale per migliorare la produttività agricola marocchina e rafforzarne la capacità di esportazione.

Il contesto appare favorevole. L’agricoltura rappresenta tra il 12 e il 15 per cento del PIL marocchino e impiega circa il 45 per cento della forza lavoro, pur restando esposta alla variabilità climatica. Allo stesso tempo, il settore export del Regno si conferma una vera “potenza regionale”: le verdure costituiscono oltre il 57 per cento delle esportazioni agricole, trainate dal pomodoro, mentre prodotti come angurie e piccoli frutti registrano crescite significative, con il Marocco ormai primo fornitore del Regno Unito in alcune categorie.

Parallelamente, anche l’Italia mostra segnali di rilancio nella meccanizzazione agricola. Dopo un 2024 in flessione, il 2025 registra una ripresa con un aumento del 13,7 per cento nelle immatricolazioni di trattori, sostenuta dalla diffusione di tecnologie legate all’Agricoltura 4.0: agricoltura di precisione, sensoristica IoT, sistemi di guida automatica e manutenzione predittiva. In questo scenario, l’espansione dell’export verso il Nord Africa compensa il rallentamento di alcuni mercati europei tradizionali.

Il SIAM si inserisce così in un quadro più ampio di sfide globali, dalla scarsità idrica alla volatilità climatica, in cui l’agricoltura è chiamata a reinventarsi. Il tema dell’edizione 2026, incentrato sulla sostenibilità dell’allevamento e sulla sovranità alimentare, riflette proprio queste priorità.

In questo contesto, il Mediterraneo allargato emerge come uno spazio strategico di cooperazione. Italia e Marocco, forti di un partenariato in crescita, puntano a costruire un modello di sviluppo condiviso basato su innovazione tecnologica, trasferimento di competenze e sostenibilità, con l’agroindustria come pilastro centrale delle relazioni bilaterali.

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