Marocco - Inaugurata la Mohammed VI Tower
- 29 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Amal El Harrar - Il Marocco inaugura un nuovo simbolo della propria trasformazione urbana ed economica: la Mohammed VI Tower, un grattacielo da 700 milioni di dollari e 55 piani che si candida a diventare uno degli edifici più iconici del continente africano.
Alta 250 metri e ispirata alla forma di un razzo in fase di lancio, la torre, dedicata al re Mohammed VI, sorge nell’area di Salé, città gemella della capitale Rabat. Il progetto si inserisce in un più ampio processo di riqualificazione urbana dell’area, storicamente meno centrale nei flussi turistici e finanziari del Paese.

La struttura ospiterà un hotel di lusso Waldorf Astoria, uffici, appartamenti residenziali, negozi e ristoranti, configurandosi come un hub multifunzionale destinato a combinare business, turismo e residenzialità di alto livello. Secondo Leila Haddaoui, direttrice della società di sviluppo O Tower, il progetto dovrebbe generare circa 450 posti di lavoro diretti e 3.500 indiretti.
La costruzione, durata otto anni, ha coinvolto oltre 2.500 lavoratori provenienti da più di dieci Paesi, a conferma della dimensione internazionale dell’opera. Con una superficie complessiva superiore ai 102.800 metri quadrati, la torre è stata ideata dal miliardario Othmane Benjelloun, figura di spicco della finanza africana e proprietario della Bank of Africa.
Il grattacielo è già apparso anche sulla banconota da 200 dirham, segno del forte valore simbolico attribuito al progetto, che si affianca ad altre opere di grande impatto come il vicino Grand Théâtre di Rabat, progettato da Zaha Hadid.
Oltre all’aspetto architettonico, la Mohammed VI Tower rappresenta anche una leva strategica per la promozione internazionale del Marocco. Il progetto mira infatti a rafforzare l’attrattività di Rabat e Salé, spesso escluse dai principali circuiti turistici, inserendole in una più ampia strategia di sviluppo e posizionamento globale.

Secondo i promotori, l’infrastruttura incarna la crescente proiezione di soft power del Marocco in Africa e Medio Oriente, attraverso investimenti in grandi opere e progetti urbani simbolici. Tuttavia, non mancano le critiche: alcuni osservatori evidenziano come lo sviluppo economico resti concentrato lungo il corridoio atlantico, lasciando indietro altre regioni del Paese.
Le tensioni sociali non sono assenti. Le proteste giovanili dello scorso anno, guidate dalla cosiddetta Generazione Z, hanno riportato l’attenzione su problemi strutturali come disoccupazione e difficoltà nell’accesso ai servizi pubblici, evidenziando il divario tra grandi progetti infrastrutturali e bisogni sociali diffusi.
In questo contesto, la Mohammed VI Tower si impone come simbolo ambivalente: da un lato la modernizzazione e l’ambizione internazionale del Marocco, dall’altro le sfide ancora aperte sul fronte dell’equilibrio territoriale e sociale.




Commenti