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Torino - "Focus on Sudan" al Museo Egizio

  • 8 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Roberto Roggero - Si è svolto il 9 marzo, presso il Museo Egizio di Torino, l’evento “Focus on Sudan II - Preserving Sudan’s Archaeological Heritage”, in collaborazione con Global Aid Connection (GAC) e con l’International Committee for Egyptology (CIPEG).

L’iniziativa rappresenta il secondo appuntamento del ciclo “Focus on Sudan”, avviato nel dicembre 2023, e nasce come risposta alla grave emergenza culturale che colpisce il Sudan dall’aprile 2023.

Il conflitto in atto nel Sudan, oltre che creare la più grave emergenza umanitaria dei nostri tempi, con oltre 16 milioni di sfollati e profughi, soprattutto cui donne e bambini, mette a rischio uno dei patrimoni archeologi più preziosi del mondo, ovvero le testimonianze della nascita della vita umana, di cui il Sudan e i territori circostanti sono la culla primordiale.

Le violenze, soprattutto da parte delle bande paramilitari ribelli che fanno capo alla Rapid Support Force, si accaniscono contro musei, archivi, biblioteche e siti archeologici sudanesi, che stanno subendo saccheggi sistematici, distruzioni e occupazioni. Le conseguenze sono drammatiche, con distruzione e incendi di importanti collezioni, occupazione di siti archeologici, furti di manoscritti, archivi storici e vestigia del passato, dispersione del patrimonio culturale nazionale.

Di fronte a questo scenario, il Museo Egizio conferma il proprio impegno come luogo di ricerca, tutela e cooperazione internazionale, aprendo uno spazio pubblico di confronto e consapevolezza, per la tutela del patrimonio sudanese.

All’evento hanno partecipato ospiti di richiamo internazionale, fra cui S.E. Emadeldin Altohamy, ambasciatore del Sudan in Italia; Johannes Auenmüller e Federico Zaina del Museo Egizio; Francesca Iannarilli dell’Università Ca’ Foscari (Venezia); Shadia Abdu Rabo del Sudan National Museum di Khartoum; Junaid Sorosh-Wali dell’Ufficio UNESCO-Sudan; Yagoub Kibeida, di Global Aid Connection.

Il dibattito si è svolto sul tema “Come possono le istituzioni sudanesi e internazionali collaborare per proteggere, documentare e valorizzare il patrimonio culturale del Sudan durante e dopo il conflitto?”

L’obiettivo dell’incontro sarà duplice: analizzare le perdite e i rischi attuali che minacciano il patrimonio archeologico e culturale sudanese; individuare strategie concrete di intervento, tra cui: protezione d’emergenza dei siti, documentazione e digitalizzazione, conservazione digitale, raccolta fondi per progetti a medio termine, advocacy e cooperazione internazionale.

Il Museo Egizio invita tutti e tutte gli interessati ai temi della tutela del patrimonio culturale e dell’archeologia internazionale a prendere parte a questo importante momento di confronto scientifico e civile.

L'Ambasciatore del Sudan in Italia, S.E. Emadeldin Altohamy, ha tenuto un discorso estremamente dettagliato sulle antichità e sui danni subiti per mano delle Forze di Supporto Rapido (RSF), nonché sugli sforzi di ricostruzione dello Stato, compresi quelli relativi alle antichità e al patrimonio.

Estremamente esaustivi anche gli interventi degli altri relatori, il consigliere Sufian Hashim Al-Qadi, il Direttore dell'Ufficio UNESCO in Sudan, Junaid Suresh Suli, la Vice Direttrice della Corporazione Nazionale Sudanese per le Antichità e i Musei, Shadia Abdel Rabbo, e un gruppo di ricercatori e studenti interessati alle antichità e al patrimonio culturale.

Il seminario, presentato da due relatori principali (la Dott.ssa Shadia Abdel Rabbo e il Prof. Junaid Sule), ha esaminato lo stato attuale delle antichità sudanesi attraverso un breve filmato e altre presentazioni. Si è parlato del saccheggio e della distruzione perpetrati ai danni di musei e siti archeologici sudanesi dalle milizie delle Forze di Supporto Rapido (RSF) durante la guerra, e delle condizioni attuali di musei e reperti.

Il seminario ha inoltre esaminato gli sforzi intrapresi da funzionari e da coloro che si interessano di antichità per la ricostruzione, in collaborazione e coordinamento con organizzazioni internazionali (UNESCO), ricercatori e missioni archeologiche italiane che hanno operato in Sudan. Si è discusso del supporto che può essere fornito a questi sforzi per preservare i manufatti esistenti e ripristinare le antichità e i musei saccheggiati al loro stato prebellico in tutti gli stati sudanesi.

Il workshop si è concluso con una revisione delle esigenze immediate e dei potenziali contributi a sostegno degli sforzi di ricostruzione. I partecipanti hanno sottolineato la necessità di un coinvolgimento collettivo, comprese le organizzazioni internazionali e le missioni archeologiche, per rafforzare gli sforzi di ricostruzione, restaurare le antichità e i musei e preservare il patrimonio sudanese dopo la guerra.

I partecipanti hanno anche sottolineato l'importanza di fornire un supporto logistico essenziale, come computer e piccoli dispositivi, per assistere ricercatori e personale nel restauro e nella ristrutturazione di musei e siti archeologici. Hanno inoltre evidenziato la necessità di una documentazione elettronica delle antichità per prevenirne la perdita futura e per la conservazione della relativa documentazione. Infine, hanno sottolineato l'importanza della formazione per coloro che operano in questo settore.

Va notato che il legittimo governo sudanese, attraverso il proprio apparato di sicurezza, ha recuperato con successo oltre 500 rari manufatti saccheggiati dal Museo Nazionale di Khartoum. Queste agenzie continuano i loro sforzi per recuperare il maggior numero possibile di reperti archeologici e beni culturali saccheggiati.

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